Di Daniele Capezzone | 13 Aprile 2026
La storia e le polemichette
Su tutto, dall’Iran alle elezioni in Ungheria, dalla guerra al tema purtroppo recentemente affossato della riforma della giustizia, tendiamo ad accettare una deriva infantile.
Su tutto, dall’Iran alle elezioni in Ungheria, dalla guerra al tema purtroppo recentemente affossato della riforma della giustizia, tendiamo ad accettare una deriva infantile.
Domenica le elezioni in Ungheria. Non si tratta soltanto di scegliere un governo, ma di misurare la tenuta dell’Europa di fronte a una sfida che è ormai sistemica.
La guerra in Iran rischia di trasformarsi in uno degli shock economici più rilevanti degli ultimi anni, con effetti che vanno ben oltre il Medio Oriente e che toccano direttamente l’economia globale.
Non scherziamo. Non c’è ragione, in questo momento, in questo momento in cui il governo ha accusato un colpo pesante, urne anticipate.
La sicurezza dell’Europa, oggi, non si gioca più soltanto sul terreno militare. Si gioca, sempre di più, sul piano tecnologico, industriale e digitale.
Il voto va sempre rispettato, rappresenta l’espressione più autentica della sovranità popolare e della maturità democratica di un Paese.
Mentre scrivo, è la tarda mattinata di domenica: urne aperte, incertezza sull’esito del referendum, tensione politica alta.
Cordoglio per Paolo Cirino Pomicino, figura chiave della politica italiana e attento sostenitore del Mezzogiorno.
Nel 2003 l’amministrazione Bush decise l’invasione dell’Iraq per rovesciare Hussein. La guerra aprì una stagione lunga e destabilizzante.
Sarà altamente rivelatore il risultato del referendum del prossimo weekend, e non solo per l’enorme importanza della consultazione.
Cosa si richiederebbe a un analista, a un commentatore, a maggior ragione davanti a uno scenario internazionale così denso di incognite?
Opportuno non sbagliare il quadrante geopolitico di riferimento: occorre stare con Washington, e non in compagnia di Mosca-Pechino-Teheran.