Di Daniele Capezzone | 25 Maggio 2026
Non si perda un anno da qui al voto
Il rischio lo vediamo tutti, una specie di lunga e spossante campagna elettorale di durata indefinita (forse 12, forse 16, forse 18 mesi) fino alle politiche.
Il rischio lo vediamo tutti, una specie di lunga e spossante campagna elettorale di durata indefinita (forse 12, forse 16, forse 18 mesi) fino alle politiche.
Mario Draghi ha in questi anni proposto con coerenza e determinazione le sue posizioni esigenti sulla Europa. Ma Il discorso pronunciato ad Aquisgrana ricevendo il Premio Carlomagno, stato qualcosa di più profondo.
No, non è stata colpa dell’auto a Modena, ma di chi la guidava con l’obiettivo di realizzare una strage. E invece abbiamo letto titoli lunari: “Auto sulla folla”, come se la vettura si fosse guidata da sola.
L’incontro di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping rappresenta molto più di un semplice appuntamento diplomatico bilaterale.
La sconfitta di Orban sta aiutando la Unione Europea a muoversi con più coraggio e senza il cappio del potere di veto.
C’è qualcosa di pornografico, di perverso, di malato, nell’offerta mediatica che ogni sera ci viene proposta in tv su Garlasco.
Credo che in questo mondo l’Unione Europea sia un riferimento democratico forte di fronte alle autocrazie che avanzano, ai despoti che pur se eletti democraticamente usano il potere in modo sprezzante rispetto agli interessi collettivi.
“Era già tutto previsto”. No, non si tratta della canzone di Cocciante, ma della chiassata inscenata dalla sinistra sull’ennesima Flotilla.
C’è qualcosa che letteralmente lascia a bocca aperta nell’inazione perfino ostentata dall’Ue e da Ursula von der Leyen.
Un elemento peserà più di altri: chi avrà il controllo dell’agenda mediatica. Chi sarà più abile a stabilire ciò di cui si dovrà parlare.
Su tutto, dall’Iran alle elezioni in Ungheria, dalla guerra al tema purtroppo recentemente affossato della riforma della giustizia, tendiamo ad accettare una deriva infantile.
Domenica le elezioni in Ungheria. Non si tratta soltanto di scegliere un governo, ma di misurare la tenuta dell’Europa di fronte a una sfida che è ormai sistemica.