Di Daniele Capezzone | 27 Aprile 2026
A che serve l’UE se non agisce ora?
C’è qualcosa che letteralmente lascia a bocca aperta nell’inazione perfino ostentata dall’Ue e da Ursula von der Leyen.
Giornalista, già segretario dei Radicali italiani e, successivamente, parlamentare del PdL, di cui è stato anche portavoce. È considerato uno dei più influenti pensatori e opinionisti dell'area liberal-conservatrice italiana. Autore di numerose pubblicazioni, è stato per anni una firma di punta del quotidiano La Verità. Oggi è direttore editoriale di Libero.
C’è qualcosa che letteralmente lascia a bocca aperta nell’inazione perfino ostentata dall’Ue e da Ursula von der Leyen.
Un elemento peserà più di altri: chi avrà il controllo dell’agenda mediatica. Chi sarà più abile a stabilire ciò di cui si dovrà parlare.
Su tutto, dall’Iran alle elezioni in Ungheria, dalla guerra al tema purtroppo recentemente affossato della riforma della giustizia, tendiamo ad accettare una deriva infantile.
Non scherziamo. Non c’è ragione, in questo momento, in questo momento in cui il governo ha accusato un colpo pesante, urne anticipate.
Mentre scrivo, è la tarda mattinata di domenica: urne aperte, incertezza sull’esito del referendum, tensione politica alta.
Sarà altamente rivelatore il risultato del referendum del prossimo weekend, e non solo per l’enorme importanza della consultazione.
Cosa si richiederebbe a un analista, a un commentatore, a maggior ragione davanti a uno scenario internazionale così denso di incognite?
Opportuno non sbagliare il quadrante geopolitico di riferimento: occorre stare con Washington, e non in compagnia di Mosca-Pechino-Teheran.
Va bene: questa sarà la settimana di Sanremo, dopo di che scatterà la volata finale, senza tregua e senza respiro, fino al voto referendario.
A sinistra (senza differenze tra Pd e altre forze) i sostenitori del Sì sono ridotti a dissidenti perfino irrisi dalla comunicazione di partito.
C’è ancora chi fa finta di non capire, davanti alle violenze e ai sabotaggi degli antagonisti contro le Olimpiadi e le forze dell’ordine.
Inutile girarci intorno, la sinistra esce con le ossa rotte – politicamente e moralmente – dall’orribile pomeriggio di sabato a Torino.