Di Daniele Capezzone | 20 Ottobre 2025
Ma il Pd dove vuole andare? Ecco il bivio…
È chiara a tutti la situazione di impasse politica in cui si trova oggi il fronte progressista, che aveva puntato sull’ipotetico campo largo.
Giornalista, già segretario dei Radicali italiani e, successivamente, parlamentare del PdL, di cui è stato anche portavoce. È considerato uno dei più influenti pensatori e opinionisti dell'area liberal-conservatrice italiana. Autore di numerose pubblicazioni, è stato per anni una firma di punta del quotidiano La Verità. Oggi è direttore editoriale di Libero.
È chiara a tutti la situazione di impasse politica in cui si trova oggi il fronte progressista, che aveva puntato sull’ipotetico campo largo.
Anche ai più distratti non può essere sfuggito l’imbarazzo, la sensazione di sconcerto della sinistra dopo la tregua a Gaza.
Senza polemica. Come si dice in questi casi: solo per capire.
Perché Schlein e Conte, con i loro sodali Bonelli e Fratoianni, non hanno voluto-potuto-saputo fermare la componente italiana della Flotilla?
C’è stato un tempo in cui, qui in Italia, i responsi delle agenzie di rating erano reputati sacri e decisivi tanto quanto quelli della Sibilla cumana per i romani.
Non funziona, non convince il tentativo di numerosi politici e intellettuali di sinistra di rovesciare la frittata dopo l’assassinio di Kirk.
Alle regionali il centrosinistra è compatto, annuncia Schlein. Se tutti gli avversari si mettono insieme, batterli è tutt’altro che scontato.
Schlein vuole Schlein, ma è l’unica a pensarla così. Dentro e fuori i confini del Pd, a parte le guardie rosse della segretaria, non si trova nessuno che la ritenga competitiva con Meloni.
Il dibattito politico italiano appare spesso ridotto a etichette di “buoni” e “cattivi”: il linguaggio della sinistra e sui suoi effetti.
Nessuno sa cosa accadrà. Sarebbe serio illustrare queste ed altre ipotesi, delineare scenari, ragionare laicamente su ogni esito possibile.
Tutti sappiamo cosa sia la forza di gravità: è la forza – appunto – che spinge inesorabilmente cose e corpi verso il basso. Ecco, da oltre trent’anni in Italia assistiamo all’attivarsi (scientifico e privo di eccezioni) di una sorta di “forza di gravità giudiziaria”, in virtù della quale, specie all’approssimarsi di un ciclo elettorale, le inchieste aumentano di numero e accelerano nella loro intensità.
Certo che Trump è ruvido e urticante. E non è affatto detto che abbia sempre ragione, peraltro. Si potrebbe dire che il presidente Usa è uno straordinario acceleratore, anzi un moltiplicatore: quando ha torto, sbaglia in modo spettacolare; ma, allo stesso modo, quando invece ha ragione, azzecca in maniera millimetrica.