Di Daniele Capezzone | 16 Febbraio 2026
Strumentalizzare tutto in nome dell’antimelonismo?
A sinistra (senza differenze tra Pd e altre forze) i sostenitori del Sì sono ridotti a dissidenti perfino irrisi dalla comunicazione di partito.
Giornalista, già segretario dei Radicali italiani e, successivamente, parlamentare del PdL, di cui è stato anche portavoce. È considerato uno dei più influenti pensatori e opinionisti dell'area liberal-conservatrice italiana. Autore di numerose pubblicazioni, è stato per anni una firma di punta del quotidiano La Verità. Oggi è direttore editoriale di Libero.
A sinistra (senza differenze tra Pd e altre forze) i sostenitori del Sì sono ridotti a dissidenti perfino irrisi dalla comunicazione di partito.
C’è ancora chi fa finta di non capire, davanti alle violenze e ai sabotaggi degli antagonisti contro le Olimpiadi e le forze dell’ordine.
Inutile girarci intorno, la sinistra esce con le ossa rotte – politicamente e moralmente – dall’orribile pomeriggio di sabato a Torino.
Qualunque cosa si pensi di Donald Trump, è troppo comodo trasformarlo nell’alibi per giustificare tutti i fallimenti europei.
Va bene, la politica è anche uno sport di provocazioni e liti, e in particolare chi è all’opposizione ha diritto anche a giocare sporco.
Niente da fare per la sinistra, almeno nella partita della comunicazione. Nella conferenza di inizio anno.
Dalla rimozione di Maduro alle reazioni della sinistra italiana: tra ambiguità, divisioni e un dibattito che solleva interrogativi su libertà, coerenza e politica estera.
Il silenzio della sinistra dopo l’arresto di Hannoun solleva interrogativi politici e di credibilità: presunzione di innocenza, ambiguità e doppi standard a confronto.
“Non si trovano nette dichiarazioni di condanna da parte degli esponenti della sinistra verso i comportamenti violenti dei centri sociali”.
No, non è stato un gran intervento quello di ieri di Elly Schlein. In parallelo con Meloni ad Atreju per dare l’idea del testa a testa.
La sinistra attacca la Meloni, Salvini, critica Atreju e la rassegna Pià libri più liberi, ma oltre la polemica, non propone nulla.
No, non è mai una buona notizia per i segretari del Pd quando ricompaiono le correnti interne.