Di Gianni Pittella | 21 Settembre 2026
Perché abbiamo smesso di ascoltarci?
Non ho una risposta e, soprattutto, non ho la presunzione di possedere la verità. Vorrei semplicemente porre una domanda.
Non ho una risposta e, soprattutto, non ho la presunzione di possedere la verità. Vorrei semplicemente porre una domanda.
Il programma uscito l’altro ieri da Nova non è un elenco di proposte: è un mandato. Conte lo ha detto senza giri di parole dal palco di Milano.
Il discorso sullo Stato dell’Unione non può essere, quest’anno, un esercizio rituale. Ursula von der Leyen parla a un’Europa circondata da guerre.
Il centrosinistra italiano, a oggi, è un miracolo di economia: ha abolito leader, programma e perimetro, eppure continua a occupare salotti, talk e pagine intere. Un vuoto che produce rumore.
Emma Bonino, il ricordo di una vita dedicata all’Europa, ai diritti civili e alla libertà della persona, tra rigore, coerenza e impegno politico.
C’è un vento che attraversa l’Europa. Cambiano le bandiere, le storie nazionali e persino le posizioni su alcune questioni fondamentali, ma la direzione è spesso la stessa.
Ho ascoltato i leader dell’opposizione a Cernobbio. Schlein, Conte in collegamento, Renzi e Bonelli. Ho ascoltato le accuse al governo, i numeri sulla crescita, i salari reali, le bollette, la produzione industriale. Poi ho aspettato le proposte. E lì il quadro si è sgranato.
La tensione diplomatica tra Italia e Spagna rappresenta uno degli episodi più preoccupanti degli ultimi anni nei rapporti tra due Paesi che, per storia, cultura e interessi strategici, dovrebbero essere partner naturali.
La scorsa settimana, dopo un incendio che avrebbe potuto determinare conseguenze terribili per gli stessi abusivi di Spin Time, è stato sacrosanto procedere a un sequestro dell’edificio che impedisse il rientro degli occupanti. L’occasione di un pericolo concreto ha dunque consentito ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo.
C’è un islamico che tenta la strage al Gay Pride di Berlino? Subito, per istinto, i giornali titolano “Furgone sulla folla” o “Suv sulla folla”.
Il 22 luglio ricorre l’anniversario della strage di Utoya, una delle pagine più drammatiche della storia europea contemporanea. Nel 2011 Anders Behring Breivik assassinò 77 persone tra Oslo e l’isola di Utoya.
Avesse vinto l’Argentina, sarebbe stato il trionfo dell’ ‘asse del male’ dei Mondiali, una passerella per Donald Trump, Gianni Infantino e Javier Milei, il presidente che non c’era per scaramanzia – meglio che riveda la sua cabala -.