Di Giampiero Gramaglia | 11 Settembre 2026
Usa: 11 Settembre 25 anni dopo, le lezioni non imparate
Nel 25° anniversario dell’attacco all’America dell’11 settembre 2001 – quasi 3000 le vittime -, i riti del ricordo si ripetono e si rinnovano.
Giampiero Gramaglia inizia l’attività giornalistica a La Provincia Pavese nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla Gazzetta del Popolo di Torino, per cui nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue Cee e Nato per dieci anni. Nel 1989 è a Roma come caporedattore Esteri e, dal ‘90, caporedattore centrale Esteri. Dal 1997 è vicedirettore dell’Ansa, con delega all’informazione da e per l’estero e allo sport. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile del Nord America, con sede a Washington. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 è direttore dell’Ansa. Successivamente, dirige l’Agence Europe a Bruxelles e poi l’edizione italiana di Euractiv, è vice-direttore de La Presse, dirige AffarInternazionali.it, è segretario generale dello European Press Center e presidente di Infocivica. È consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali, lo IAI; collabora con regolarità a media tradizionali e online (Il Fatto Quotidiano, periodici, radio, tv, etc). È membro del consiglio direttivo del Comitato relazioni esterne.
Nel 25° anniversario dell’attacco all’America dell’11 settembre 2001 – quasi 3000 le vittime -, i riti del ricordo si ripetono e si rinnovano.
Donald Trump prova a comprare – letteralmente – i voti degli americani alle elezioni di midterm previste il 3 novembre: se i repubblicani manterranno il controllo della Camera e del Senato, e lui quindi non diventerà una ‘anatra zoppa’ nella seconda metà del secondo mandato, darà 5000 dollari a ogni cittadino adulto. Costo stimato dell’operazione, intorno ai 1.500 miliardi di dollari.
Oggi, due escalation, una militare tra Usa e Iran e una commerciale tra Usa e Canada, segnano l’attualità internazionale. Ma ci sono pure segnali di…
Gli sviluppi paralleli dei conflitti tra Usa e Iran e Ucraina e Russia trovano, questa mattina, letture spesso contraddittorie sui media.
La vittoria elettorale dell’estrema-destra nel land di Sassonia–Anhalt, in Germania, “manda un segnale all’Europa e dà una forte spinta” ad analoghi partiti di estrema destra che puntano a vincere elezioni nell’Ue l’anno prossimo, in particolare la presidenziali in Francia e le politiche in Italia.
Il ‘D-Day economico’ della guerra all’Iran s’è finora ridotto “a uno sgocciolamento di misure” senza grande efficacia.
Israele torna a mettere il dito tra Iran e Usa, aggravando le tensioni nel Medio Oriente e innescando reazioni di Teheran alle sue mosse.
Nella guerra all’Iran, il presidente Usa Donald Trump ha una nuova strategia: secondo Axios, è ‘Tanker for tanker’ e consiste nel rispondere con attacchi americani a ogni nuovo attacco iraniano contro una petroliera nello Stretto di Hormuz.
La scorsa notte, gli Stati Uniti hanno nuovamente colpito obiettivi militari iraniani nello Stretto di Hormuz, per la prima volta dopo una pausa di circa sei settimane.
Stati Uniti e Venezuela hanno raggiunto un’intesa sulla gestione di 65 milioni di barili di riserve di petrolio del Paese.
Washington e Mosca si percepiscono più vulnerabili tra Ucraina e Iran, mentre crescono i timori sugli arsenali e sulle nuove tensioni globali.
Trump abbandona per ora l’opzione militare e punta sull’«asfissia economica» dell’Iran, ma la nuova strategia incontra resistenze all’estero e negli Usa.