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Trump: sei mesi di guerra all’Iran, 100 giorni al voto di midterm
Di Giampiero Gramaglia
Sei mesi dall’aggressione israelo-americana all’Iran, il 28 febbraio, e 100 giorni al voto di midterm del 3 novembre: in questo incrocio, la stampa Usa segue le mosse del presidente Donald Trump che cerca, in maniera giudicata ondivaga, di uscire dal conflitto e, nel contempo, di rovesciare l’esito delle elezioni, al momento negativo per lui e per i repubblicani, stando ai sondaggi e agli umori dell’opinione pubblica.
L’attenzione è puntata sulla presenza, oggi, alla Casa Bianca, di due visitatori: il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Entrambi sono negli Stati Uniti con il motivo ufficiale delle esequie del senatore Lindsey Graham, improvvisamente deceduto l’11 luglio, appena rientrato in patria da una visita a Kiev, e grande sostenitore di Israele e dell’Ucraina, oltre che di Trump, dopo esserne stato rivale nelle primarie del 2016.
L’incontro con Netanyahu – il settimo nei 18 mesi del secondo mandato del magnate presidente – è quello che s’annuncia più delicato: il premier – titola la Cnn – “si trova di fronte un presidente spigoloso e irritato”. perché le tensioni fra Usa e Israele sul cessate-il-fuoco con l’Iran e sull’invasione del Libano hanno creato “tensioni” fra i due leader fin qui noti per la loro sintonia. Senza contare quanto sta avvenendo in CisGiordania, dove la tolleranza di Netanyahu nei confronti delle violenze dei coloni contrasta con gli inviti alla moderazione venuti dagli Stati Uniti.
E se Netanyahu viene a sollecitare una ripresa del conflitto su larga scala contro l’Iran, si troverà davanti un Trump i cui consiglieri gli suggeriscono – scrive Axios – che “le sanzioni avranno più efficacia con Teheran che le bombe”.
Però, il magnate presidente è ancora incerto sul da farsi, a giudizio del New York Times, secondo cui la guerra “entra in un periodo di grande incertezza”: dopo la firma dell’intesa di tregua a metà giugno, ci sono state tre settimane di negoziati blandi e inconcludenti, poi due settimane di ripresa dei bombardamenti (cui l’Iran ha sempre risposto), poi quattro giorni senza raid e missili. “Trump – titola il giornale – appoggia una ripresa delle trattative, ma non è chiaro che cosa speri di ottenere questa volta… L’Iran nega di volere negoziare e non dà segno di essere pronto a fare concessioni o a parlare direttamente con emissari statunitensi”.
Nel Mar Rosso, tensioni militari persistono fra l’Arabia saudita e gli Huthi, i miliziani sciiti filo-iraniani dello Yemen. E negli scenari di guerra mediorientali è entrata pure l’Ucraina, attaccando nel Mar Caspio una imbarcazione iraniana – tre le vittime -. Il Pentagono ha nel frattempo aggiornato i dati dei caduti e dei feriti statunitensi nel conflitto iraniano: 18 i militari deceduti e 624 quelli feriti, 140 in più di quanto finora comunicato.
L’incertezza diplomatica e militare si riflette sulle prospettive economiche: i giorni senza bombe hanno fatto scendere le quotazioni del petrolio, che erano risalite sopra i 100 dollari al barile; ma una ripresa delle ostilità le rifarebbe schizzare in alto. Questa volatilità, che pesa sull’andamento dell’inflazione, rende problematiche le decisioni che la Federal Reserve deve prendere in settimana sul costo del denaro.
Il Wall Street Journal punta sull’incontro di Trump con Zelensky e scrive che il magnate presidente è “impressionato” dai successi militari dell’Ucraina negli ultimi mesi: ciò migliora il clima fra i due perché Zelensky sembra finalmente avere in mano “le carte” – quelle che per Trump gli mancavano nel loro burrascoso incontro del febbraio 2025 -. Politico scrive che Zelensky trova a Washington “nuovi amici”: ha perso Graham, uno dei pochi repubblicani che lo avevano sempre sostenuto, ma ha appena ottenuto il sostegno della influencer Maga Laura Loomer, che dopo, essere stata a Kiev, da ostile all’Ucraina è diventata una paladina della sua causa.
Zelensky vedrà Trump dopo essere stato ieri ricevuto dal nuovo premier britannico Andy Burnham, che gli ha confermato il sostegno britannico alla resistenza dell’Ucraina all’invasione della Russia. Burnham ha espressamente voluto che il presidente ucraino fosse il primo leader straniero da lui incontrato.
Ma non c’è solo la scena internazionale. Su quella elettorale, Trump era ieri in Michigan, a cercare di convincere l’elettorato operaio di quello Stato della bontà dei risultati economici delle sue scelte, specie sul fronte dei dazi. L’iniziativa mediaticamente più rilevante è però stato il ricorso inoltrato alla Corte Suprema perché avalli il suo ordine esecutivo che limita il ricorso al voto per posta, bloccato da giudici federali di primo e secondo grado.
Il contrasto al voto per posta e l’introduzione di restrizioni all’accesso alle urne sono strumenti che Trump intende utilizzare per sventare la sconfitta nelle elezioni di midterm.





