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Trump riapre la ‘guerra dei dazi, fa un passo indietro sull’Arabia Saudita, bombarda l’Iran
Di Giampiero Gramaglia
Il presidente Usa Donald Trump scatena una nuova guerra dei dazi planetaria; fa un passo indietro sull’intesa sul nucleare con l’Arabia saudita, meno di 24 ore dopo averla firmata; e alza il livello delle minacce all’Iran, mentre le forze armate degli Stati Uniti rinnovano gli attacchi – consecutivi da ormai due settimane – contro obiettivi iraniani.
Sullo sfondo di queste decisioni conflittuali e contraddittorie, con il blocco del Mar Rosso ad opera degli Huthi dello Yemen che si somma a quello dello Stretto di Hormuz ad opera dell’Iran, il prezzo del petrolio torna a superare i 100 dollari al barile e le prospettive dell’economia mondiale tornano ad offuscarsi.
I nuovi dazi colpiscono oltre 60 Paesi, oscillano tra il 10 e il 12,5 % e sono entrati in vigore alle sei e un minuto del mattino in Italia, la mezzanotte e un minuto di Washington, immediatamente dopo la scadenza dei dazi provvisori in vigore, la cui base legale era stata bocciata dalla Corte Suprema. L’Amministrazione Trump ha cambiato le base legale delle misure adottate, basandole su una legge che penalizza i Paesi che fanno ricorso al lavoro forzato. Fra i Paesi colpiti, ci sono quelli dell’Ue, Italia compresa.
Nell’analisi dei principali media degli Stati Uniti, Trump – citiamo per tutti il New York Times – “ha voluto creare un complicato sistema per portare avanti la sua guerra commerciale, nonostante l’avviso contrario della Corte Suprema”.
Il passo indietro di Trump sull’accordo nucleare con Arabia Saudita
Sull’accordo nucleare con l’Arabia saudita, che consente al regno saudita di arricchire l’uranio e apre la strada alla possibilità che si doti dell’atomica, l’Amministrazione Trump, il giorno dopo averlo firmato, di fronte alle critiche venute da Israele e da molte altre parti, fa un passo indietro: aggiunge, cioè, una condizione che, di fatto, vanifica l’intesa.
L’attuazione dell’accordo viene subordinata alla normalizzazione delle relazioni fra Arabia saudita e Israele, cioè al riconoscimento di Israele da parte di Riad e all’adesione agli Accordi di Abramo. La condizione, di cui non v’è traccia nel testo firmato, rischia di ridurre l’intesa a un documento senza impatto.
Iran respinge offerta tregua, Trump alza livello minacce
Secondo fonti di stampa israeliane e statunitensi, l’Iran ha ieri respinto una tregua di dieci giorni proposta da Trump tramite il premier iracheno Ali al-Zaidi, che è stato in visita alla Casa Bianca giorni fa. Così attacchi statunitensi e risposte iraniane sono proseguiti per il 13° giorno consecutivo, mentre i blocchi alla navigazione imposti nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso pesano sui costi dell’energia.
Ieri, la Camera di Washington ha votato una risoluzione per fermare il conflitto, ma il Senato ha poi frenato l’esame del provvedimento. Alla Camera, la risoluzione è passata con 212 voti a favore e 208 contrari: quattro repubblicani hanno votato con i democratici. E’ la prima mossa del Congresso per porre termine al conflitto dopo la ripresa delle ostilità due settimane or sono.
Per il Wall Street Journal, “Trump sta perdendo la pazienza con l’Iran, ma non ha idea di come uscire dalla guerra… Il presidente è sempre più scettico sul ricorso alla diplomazia e vorrebbe ‘punire’ Teheran…”. Di qui, le minacce che salgono di tono, mentre, però, la risalita dei prezzi dell’energia “mina l’economia e le speranze dei repubblicani di cavarsela nel voto di midterm”.
Secondo il quotidiano economico, le scelte ondivaghe di Trump sull’Iran e sui dazi compromettono la fiducia nell’America non solo dei partner europei, ma anche di quelli del Sud-Est asiatico, come è emerso dal Vertice dei Paesi dell’Asean a Manila, dove era presente il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che vi ha incontrato i suoi omologhi cinese e russo.





