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Il futuro del Made in Italy si gioca sull’integrazione tra produzione e logistica
Di Gianluca Lambiase
La competitività del Made in Italy passa sempre più dalla capacità di integrare manifattura, trasporti e logistica. È questo il messaggio emerso dal convegno organizzato da Confapi e Fiap nel Salone degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, alla presenza del ministro Adolfo Urso. Un appuntamento che ha segnato anche un passaggio strategico per il mondo delle piccole e medie imprese italiane: l’ingresso di Fiap nel sistema Confapi. La federazione, con circa 2.000 imprese associate e oltre 80 mila addetti, porta così la rappresentanza complessiva della Confederazione a 118 mila Pmi e 1,3 milioni di lavoratori.
Una scelta che nasce dalla consapevolezza che produzione e logistica non possono più essere considerate compartimenti separati, ma due elementi di un’unica catena del valore. Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, la logistica rappresenta una delle infrastrutture strategiche su cui costruire il futuro industriale del Paese. “La logistica è al centro della nostra politica industriale e non può essere altrimenti essendo l’Italia, sul piano geografico, l’hub dell’Europa”, ha sottolineato il ministro, ricordando il ruolo del Paese nelle infrastrutture marittime, aeroportuali, energetiche e digitali. “La nostra penisola è l’hub naturale dell’Europa e anche per questo la logistica è fondamentale per le nostre imprese e per quelle degli altri Paesi europei. Dobbiamo mettere in sicurezza il nostro Paese e il nostro continente perché il conflitto perdura, si aggrava nel mondo e soprattutto intorno all’Europa”.
“Manifattura e logistica sono due componenti inscindibili della competitività del Made in Italy”, ha dichiarato il presidente nazionale di Confapi Cristian Camisa. “Abbiamo voluto organizzare questo incontro al Ministero per dare una risposta anche alle sollecitazioni che abbiamo contribuito a inserire nel Libro Bianco, dove si parla sempre di più di integrazione tra produzione e logistica”. “La logistica è un fattore competitivo di successo” ha proseguito Camisa. “Il fatto che all’interno della filiera chi produce beni e chi gestisce la logistica lavori insieme per rendere più competitivo il sistema Paese è un elemento di novità importante”.
Il presidente di Confapi ha richiamato anche le difficoltà legate al contesto internazionale: “Il problema oggi è l’incertezza. Il sistema geopolitico mina le fondamenta degli investimenti delle nostre aziende. Servono orizzonti di politica industriale di medio e lungo termine”. Sul fronte dei costi energetici, Camisa ha evidenziato l’impatto dei prezzi dei carburanti sulle imprese, chiedendo interventi sia nazionali sia europei: “Il prezzo del carburante incide sempre di più sui costi aziendali. Serve un intervento a breve termine, ma soprattutto una politica energetica che non sia solo nazionale, perché la competizione ormai riguarda tutta l’Europa”.
Per Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategy & Entrepreneurship alla SDA Bocconi School of Management, la logistica deve uscire dalla tradizionale classificazione di settore operativo. “La logistica è critica perché garantisce la continuità delle catene del valore ed è strategica perché è il più grande produttore di dati del mondo reale. Non è solo trasporto o distribuzione: è infralogistica, gestione dei dati, interconnessione. Finalmente abbiamo sentito parlare di filiere, ma ciò che tiene insieme le filiere è proprio la logistica”.
Per mantenere competitivo il sistema delle Pmi servono, secondo Carnevale Maffè, meno burocrazia, maggiore velocità decisionale e soprattutto una diffusione delle tecnologie digitali. “Non si compete nel mondo di domani senza un uso intelligente delle tecnologie digitali, in particolare dell’intelligenza artificiale. Queste tecnologie non sono appannaggio esclusivo dei grandi gruppi internazionali: devono diventare tecnologie diffuse”.
Secondo le analisi presentate durante il convegno, il 95% delle imprese considera ormai la logistica una funzione strategica, percentuale che sale al 97% tra le grandi aziende. Resta però un divario significativo tra grandi gruppi e piccole imprese sul fronte della digitalizzazione: il 37% delle grandi aziende ha adottato un Transportation Management System (TMS), contro appena il 10% delle Pmi. Una distanza che rappresenta una delle principali sfide del prossimo futuro.





