Di Paolo Bozzacchi | 21 Aprile 2026
Salone del mobile: Milano mette in luce il Made in Italy che produce, esporta e detta stile
A Milano il Salone del Mobile racconta forza, export e innovazione della filiera italiana del design e dell’arredo.
Giornalista professionista con esperienze in Tv, Radio, carta stampata e online. Autore televisivo e conduttore radiofonico per diversi programmi di taglio economico, storico e d’intrattenimento per Rai2, Rai3, Radio1, GRParlamento e La7, ha diretto per cinque anni Enel Tv ed Enel Radio.
A Milano il Salone del Mobile racconta forza, export e innovazione della filiera italiana del design e dell’arredo.
Fine di un incubo. Con un risveglio propositivo. C’è stato un momento in cui il granchio blu sembrava destinato a simboleggiare la sconfitta.
C’è una Venezia che non finisce nelle cartoline. Non è quella dei gondolieri, né quella dei matrimoni da copertina sul Canal Grande.
Si è chiuso il Vinitaly e il vino italiano genera 45 miliardi ma l’export frena. Sfida decisiva: vendere meno ma a prezzi più alti.
C’è un’Italia che cresce lontano dai riflettori della manifattura tradizionale e dai ritmi lenti della politica industriale. È l’Italia del software, delle piattaforme digitali, dell’intelligenza artificiale.
Gucci rallenta e mette in crisi Kering: tra margini in calo e identità smarrita, il lusso ripensa il suo modello
Dl Bollette, un emendamento riaccende il confronto tra operatori e solleva dubbi su concorrenza, regole e tutela dei consumatori nel nuovo scenario multiservizi.
Perché ci sono elementi per pensare che le scelte politiche di Trump siano condizionate da movimenti finanziari.
Nel rumore di fondo del conflitto, il Medio Oriente continua a parlare la lingua più universale che esista: quella dei flussi commerciali.
La nuova cocaina lavorata e a buon mercato è tornata a dominare l’economia della disperazione.
Elevata incertezza. Questo il sentiment delle parole di oggi del Governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, che ha presentato i conti dell’istituto.
La Pasqua del tempo sospeso. Potrebbe essere descritto così l’inizio del quinto anno dall’invasione russa. La diplomazia esiste ma non incide, e la guerra continua a dettare il ritmo delle scelte politiche.