Di Paolo Bozzacchi | 29 Aprile 2026
2026: l’anno in cui le IPO faranno la storia
Prima di Capodanno 2026 era quasi tutto già scritto. Il mercato aveva già iniziato a chiedersi quanto grande sarebbe stato. La risposta, oggi, è evidente.
Giornalista professionista con esperienze in Tv, Radio, carta stampata e online. Autore televisivo e conduttore radiofonico per diversi programmi di taglio economico, storico e d’intrattenimento per Rai2, Rai3, Radio1, GRParlamento e La7, ha diretto per cinque anni Enel Tv ed Enel Radio.
Prima di Capodanno 2026 era quasi tutto già scritto. Il mercato aveva già iniziato a chiedersi quanto grande sarebbe stato. La risposta, oggi, è evidente.
L’Italia senz’acqua si sta aggravando. E le siccità locali sono malattie molto diverse che meritano cure personalizzate.
Nel grande teatro dei mercati energetici globali, la guerra in Medio Oriente non ha solo riaperto le rotte del rischio.
Software, AI e piattaforme digitali trainano un ecosistema da oltre 15 miliardi, ma la sfida ora è trasformarli in crescita.
Crescita dell’export, varietà dei prodotti e alta formazione gli asset su cui puntare. Tra energia, mercati e innovazione.
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra governare i conti pubblici e subirli (almeno in parte). Restare un altro anno nella procedura europea per deficit eccessivo colloca l’Italia esattamente in quella zona grigia dove la politica economica smette di essere pienamente autonoma e diventa, invece, un esercizio di equilibrio sotto osservazione.
A Milano il Salone del Mobile racconta forza, export e innovazione della filiera italiana del design e dell’arredo.
Fine di un incubo. Con un risveglio propositivo. C’è stato un momento in cui il granchio blu sembrava destinato a simboleggiare la sconfitta.
C’è una Venezia che non finisce nelle cartoline. Non è quella dei gondolieri, né quella dei matrimoni da copertina sul Canal Grande.
Si è chiuso il Vinitaly e il vino italiano genera 45 miliardi ma l’export frena. Sfida decisiva: vendere meno ma a prezzi più alti.
C’è un’Italia che cresce lontano dai riflettori della manifattura tradizionale e dai ritmi lenti della politica industriale. È l’Italia del software, delle piattaforme digitali, dell’intelligenza artificiale.
Gucci rallenta e mette in crisi Kering: tra margini in calo e identità smarrita, il lusso ripensa il suo modello