Di Daniele Capezzone | 23 Marzo 2026
Dopo il lunedì arriva il martedì, e l’Italia dovrà pur ripartire…
Mentre scrivo, è la tarda mattinata di domenica: urne aperte, incertezza sull’esito del referendum, tensione politica alta.
Mentre scrivo, è la tarda mattinata di domenica: urne aperte, incertezza sull’esito del referendum, tensione politica alta.
Cordoglio per Paolo Cirino Pomicino, figura chiave della politica italiana e attento sostenitore del Mezzogiorno.
Nel 2003 l’amministrazione Bush decise l’invasione dell’Iraq per rovesciare Hussein. La guerra aprì una stagione lunga e destabilizzante.
Sarà altamente rivelatore il risultato del referendum del prossimo weekend, e non solo per l’enorme importanza della consultazione.
Cosa si richiederebbe a un analista, a un commentatore, a maggior ragione davanti a uno scenario internazionale così denso di incognite?
Opportuno non sbagliare il quadrante geopolitico di riferimento: occorre stare con Washington, e non in compagnia di Mosca-Pechino-Teheran.
Nelle ultime settimane l’Unione Europea sembra aver preso coscienza delle sfide cruciali che le aspettano nei prossimi anni.
Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea del 23 febbraio ha confermato l’attrito tra due linee sempre più difficili da ricomporre.
Va bene: questa sarà la settimana di Sanremo, dopo di che scatterà la volata finale, senza tregua e senza respiro, fino al voto referendario.
A sinistra (senza differenze tra Pd e altre forze) i sostenitori del Sì sono ridotti a dissidenti perfino irrisi dalla comunicazione di partito.
C’è ancora chi fa finta di non capire, davanti alle violenze e ai sabotaggi degli antagonisti contro le Olimpiadi e le forze dell’ordine.
Nella settimana d’apertura dei Giochi invernali di Milano Cortina, gli appelli alla tregua olimpica da tutte le guerre si moltiplicano.