Di Giampiero Gramaglia | 14 Aprile 2026
Iran: blocco navale degli Usa, ma si negozia ancora
Gli Stati Uniti hanno iniziato a imporre il blocco navale ai porti iraniani; i negoziati tra Washington e Teheran sotto traccia.
Gli Stati Uniti hanno iniziato a imporre il blocco navale ai porti iraniani; i negoziati tra Washington e Teheran sotto traccia.
Non è neppure chiaro se i negoziati riprenderanno, dove, come, quando: il Pakistan dice che si tratta solo di un’interruzione.
L’imminenza dei negoziati fra Usa e Iran, da oggi, a Islamabad, che s’annunciano difficili, coincide con il rientro sulla Terra “sani e salvi”, poco prima…
Teheran mette persino in forse i negoziati che dovrebbero cominciare domani in Pakistan, mentendo che una sua delegazione sia giunta a Islamabad.
La tregua appena incominciata è già a rischio: Israele non cessa di bombardare il Libano, anzi intensifica gli attacchi e fa 250 vittime in un solo giorno; l’Iran non apre lo stretto di Hormuz.
La scorsa notte, il mondo s’è fermato sulla soglia dell’Apocalisse, anzi a poco più di un’ora dall’Apocalisse: il presidente Usa Donald Trump fa un passo indietro.
Per l’Iran, è una ‘vigilia dell’apocalisse’: il presidente Donald Trump conferma l’intenzione di colpire le infrastrutture civili iraniane.
Come si sta sviluppando la situazione in Iran. Trump continua con le minacce ma ha esteso la scadenza dell’ultimatum.
Frammentazione industriale, ritardi tecnologici e nodi normativi, l’Europa deve costruire una strategia comune.
In un discorso alla Nazione diffuso in diretta televisiva, il primo dall’aggressione israelo-americana all’Iran del 28 febbraio, il presidente Usa Donald Trump ha detto che il conflitto con l’Iran “è vicino alla sua conclusione”.
Il presidente Usa Donald Trump ha detto ai suoi collaboratori di essere pronto a chiudere la guerra all’Iran senza ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz perché riaprirlo ‘manu militari’ vorrebbe dire protrarre il conflitto di quattro / sei settimane.
La Pasqua del tempo sospeso. Potrebbe essere descritto così l’inizio del quinto anno dall’invasione russa. La diplomazia esiste ma non incide, e la guerra continua a dettare il ritmo delle scelte politiche.