Di Daniele Capezzone | 17 Ottobre 2022
La sinistra eviti il solito schema della “chiamata dello straniero”
Enrico Letta passa alla “chiamata allo straniero” contro il centrodestra italiano. Ma, in questo modo, produce due sgradevoli sensazioni.
Enrico Letta passa alla “chiamata allo straniero” contro il centrodestra italiano. Ma, in questo modo, produce due sgradevoli sensazioni.
Cronaca di una due giorni parlamentare intensissima. Dallo scontro Giorgia Meloni-Berlusconi ai retroscena della Camera.
Tra Ucraina e Russia, è evidente il desiderio del Vaticano di favorire la pace: ma i margini di manovra paiono ridotti.
Per quante osservazioni si possano fare al centrodestra è criticabile l’atteggiamento della stampa contro la coalizione guidata dalla Meloni.
Meloni lavora in silenzio, ma combatte su due fronti: esterno ed interno, alle prese con alleati esosi e pure con la Francia.
Elezioni di midterm 2022, l’ondata dei ‘trumpiani’ e il presuno rischio per la democrazia. I democratici corrono ai ripari.
Migliaia di aziende sono al collasso a causa dell’impennata del caro bollette. Produrre a ritmi ordinari è antieconomico rispetto ai costi.
La Meloni è molto preoccupata, ma il problema non è Salvini e nemmeno il toto-ministri. Le priorità sono altre.
La lotta di successione, dentro il Pd, è iniziata. La De Micheli si lancia, Ricci pure, Nardella forse. Bonaccini e la Schlein ancora no.
I media internazionali dicono che il voto dell’Italia è visto come una svolta, ma un tratto comune è la diffidenza verso il nuovo governo.
Il Pd ha straperso le elezioni. Letta lascia. Si infittisce la corsa per il congresso anticipato: Bonaccini, Schlein e Ricci.
Sappiamo che le questioni di “politics” avranno un peso forte, ma suggeriremmo di privilegiare le priorità del paese.