Politica

La sinistra eviti il solito schema della “chiamata dello straniero”

17
Ottobre 2022
Di Daniele Capezzone

Su queste colonne, non abbiamo smesso un solo istante di segnalare al centrodestra italiano – nella buona tanto quanto nella cattiva sorte – alcuni errori da non commettere, in particolare nella sottorappresentazione (in termini di contenuti e impegni concreti, altro che caselle ministeriali o di sottogoverno) delle ragioni e degli obiettivi liberali, anti tasse, pro impresa. Personalmente, continuo a ritenere che sia quella l’area culturale e lo spazio politico mancante nello schieramento oggi maggioritario: e che converrebbe a qualcuno (in primo luogo, ai partiti esistenti) comprenderne il significato, presidiarlo, animarlo. 

E’ in gioco il rapporto con la parte più produttiva, più dinamica e insieme più sofferente del paese, disinteressata alle beghe tra partiti, e invece preoccupata per le prospettive di stagnazione, anzi di recessione conclamata. Contestualmente, anche in termini di pura politics, chi tentasse di occupare quello spazio avrebbe anche una significativa chance di “aggredire” in positivo un segmento di astensione, evitando che, da qui alle elezioni europee del 2024, il tema politico e sondaggistico tra i partiti del centrodestra italiano sia solo quello di sottrarsi reciprocamente quote dell’elettorato già “acquisito”. 

In questo senso, molte sono le osservazioni critiche che si potrebbero svolgere rispetto al centrodestra italiano: vale per il totoministri, vale per le scelte sulle cariche istituzionali, vale per il “sound” complessivo del messaggio della coalizione. 

Ma tutto ciò non giustifica in alcun modo la reazione scomposta, inaccettabile, in ultima analisi contraria agli interessi e alla dignità nazionale, della sinistra. Perché aggredire i neoeletti presidenti delle Camere con campagne personali sgradevolissime? Con che faccia si può sostenere che gli esponenti scelti dal centrodestra siano “divisivi”? Dobbiamo dunque presumere che, dopo il sostanziale pareggio del 2013, scegliere – forti di uno “zero virgola” di vantaggio – Laura Boldrini e Pietro Grasso fosse un modo di “unire” il paese? 

Eppure c’è qualcosa di ancora più grave e irricevibile rispetto a questa propaganda. Si tratta dell’operazione, immediatamente condotta da Enrico Letta, volta alla “chiamata dello straniero” contro ciò che accade in Italia. E’ bene essere chiari al riguardo: agire così produce solo due sgradevolissime sensazioni. La prima è che all’attuale opposizione interessino poco la dignità e l’immagine del paese all’estero. La seconda è che qualcuno, a sinistra, concepisca il proprio ruolo – più o meno consapevolmente – come “viceré italiano” di un sovrano straniero, in una logica di sostanziale commissariamento del paese.

Certo, l’Italia ha mille fragilità che ben conosciamo, e la destra farà bene a non prestare il fianco, ad essere cauta, a non alimentare pregiudizi, a non rendere troppo scontato il “format” dello scontro con alcune cancellerie estere. Ma che questa deriva sia alimentata dall’opposizione, peraltro prim’ancora che il Capo dello Stato abbia conferito a Giorgia Meloni l’incarico di formare un governo, dà la sensazione di una mentalità e di un atteggiamento assai preoccupanti. Le macerie e il discredito dell’Italia non servono a nessuno: neanche a chi è per una legislatura all’opposizione. 

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