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Iran: il blocco dello Stretto pesa su economia planetaria, negoziati e riunioni

23
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

Le conseguenze penalizzanti per l’economia statunitense, e per quella planetaria, del blocco che persiste dello Stretto di Hormuz dominano l’attualità internazionale questa mattina. Sui media Usa, sono diffuse le critiche all’operato del presidente Donald Trump, la cui “testardaggine” – il termine è del Wall Street Journal -, sommata a quella dei leader iraniani, è all’origine dello stallo.

Ma fa anche rumore la ‘cacciata’, da parte del segretario alla Guerra Pete Hegseth, del responsabile della Marina John Phelan, proprio quando la US Navy è in prima linea nel conflitto iraniano. Phelan è il quarto membro del Gabinetto Trump 2 estromesso in meno di 50 giorni, cioè dopo l’aggressione all’Iran: prima di lui, era toccato alle segretarie alla Sicurezza interna Kristi Noem, alla Giustizia Pam Bondi e al lavoro Lori Chavez-DeRemer.

Il Washington Post spiega in apertura: “John Phelan costretto a lasciare … : il miliardario era stato un significativo donatore della campagna presidenziale di Trump, ma fonti dell’Amministrazione indicano che si era ripetutamente scontrato con il segretario alla Guerra Hegseth”. Alla fine, anche il presidente ha accettato la sua ‘cacciata’. Analoga la lettura di Axios.

La giornata odierna è segnata dalla ripresa dei negoziati a Washington tra Israele e Libano, a livello di ambasciatori, ma in presenza del segretario di Stato Usa Marco Rubio, per protrarre la tregua che scade domenica e fare progressi verso un assetto stabile tra i due Paesi. L’esercito israeliano resta presente nel Sud del Libano e le violazioni del cessate-il-fuoco da parte di Israele e di Hezbollah sono quotidiane – le due parti se le contestano a vicenda -.

A Londra, i Volenterosi si vedono dopo il Vertice di Parigi di venerdì scorso 17 aprile, per discutere come contribuire allo sminamento dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico, una volta concluso il conflitto nell’area. In proposito, fonti del Pentagono riferiscono al Congresso che forse ci vorranno sei mesi per completare il delicato lavoro – il contributo dei Volenterosi potrebbe ridurre i tempi -.

A Nicosia, ospiti di Cipro che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, i leader dei 27 valutano, oggi e domani, l’impatto della guerra all’Iran sui loro assetti economici ed energetici e discutono del sostegno da continuare a dare all’Ucraina contro l’invasione russa. E’ la prima volta da sedici anni senza il premier ungherese Viktor Orban, uscito sconfitto dalle elezioni del 12 aprile.

E, intanto, i mediatori pachistani cercano di indurre i negoziatori americani e iraniani a tornare, forse già domani, al tavolo delle trattative a Islamabad, ma non vi sono conferme che ciò possa avvenire.

Per il Wall Street Journal, “la guerra aerea contro l’Iran lascia il posto a uno stallo penalizzante nello Stretto di Hormuz… I costi economici e i rischi di escalation persistono… La decisione di Trump di estendere il cessate-il-fuoco a tempo indeterminato, mantenendo, contestualmente, il blocco dello Stretto fa entrare il conflitto in una nuova fase dannosa per l’economia mondiale…”.

Il New York Times constata che la situazione nello Stretto di Hormuz, dove gli iraniani hanno ieri abbordato due o tre navi – le fonti discordano in merito -, mentre la US Navy ne ha finora costrette 31 a invertire la rotta (ma sono centinaia in attesa alla fonda), dà a Teheran una leva nei negoziati con Washington. Secondo il giornale, Trump dovrà fare una scelta entro il primo maggio, cioè dopo due mesi di una guerra decisa senza l’autorizzazione del Congresso: sollecitare l’avallo dei senatori ad andare avanti; cessare le operazioni; o auto-concedersi un’estensione dei propri poteri – chi lo conosce pensa che potrebbe optare per la terza soluzione -.

Trump attende che l’Iran gli presenti una proposta per riprendere le trattative. Ma, secondo la Cnn, l’Amministrazione Usa sopravvaluta le divisioni esistenti in campo iraniano, la cui leadership è comunque alla ricerca di nuovi equilibri, dopo le ‘decapitazioni’ subite per gli attacchi israeliani. E il Washington Post sostiene che Trump sta valutando se fare a Teheran le stesse concessioni fatte dal suo predecessore Barack Obama in vista dell’accordo del 2015 e che lui aveva poi contestato, rinnegando l’intesa nel 2019.

Il magnate presidente starebbe anche preparando una lista dei Paesi che non l’hanno assecondato nell’aggressione all’Iran, anche se non è chiaro come intenda ‘punirli’.