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Cybersecurity, l’Italia tiene. Ma gli hacker con l’AI corrono più veloci

30
Ottobre 2026
Di Paolo Bozzacchi

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

Un hacker, poche istruzioni in cinese, oltre cento siti violati. La nuova frontiera del cybercrime non richiede più squadre di specialisti. Può bastare impartire un obiettivo a una pattuglia di agenti di intelligenza artificiale e lasciarli lavorare. È quanto ricostruito in settimana da Reuters negli Stati Uniti. Un giovane di lingua cinese, inesperto di attività hacker, avrebbe semplicemente sfruttato la piattaforma Cairn per individuare vulnerabilità e penetrare nei siti di aziende come Deere, SharkNinja e Cummins. Meno di cento caratteri per impartire le istruzioni, circa 5mila dollari di costo stimato e più di cento compromissioni a siti web di aziende importanti. I danni segnalati sono limitati, ma la svolta è enorme: l’automazione abbassa il costo d’ingresso del crimine digitale. L’Italia guarda a questa nuova minaccia con un paradosso. Gli attacchi aumentano, ma le difese mostrano di funzionare meglio. La Relazione 2025 dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale registra 2.729 eventi cyber, il 38% in più del 2024, e 615 incidenti con impatto confermato, cresciuti appena del 7%.

Le vittime censite sono 3.907, in aumento del 50%. La Pubblica amministrazione resta il settore più colpito, seguita da telecomunicazioni e tecnologia. Nel 34% degli incidenti sono stati danneggiati riservatezza o integrità dei dati; nel 27% la disponibilità dei servizi. Numeri che fotografano rischi reali, non soltanto tentativi respinti. Il divario tra aumento degli eventi e crescita più contenuta degli incidenti è però un risultato da non sottovalutare. L’ACN lo collega alla maggiore efficacia degli allertamenti del Csirt Italia e al rafforzamento delle capacità difensive degli operatori. Nel 2025 l’Agenzia è intervenuta direttamente a supporto delle vittime in 55 occasioni. La resilienza nazionale, insomma, ha superato una prova. Ma quella prova è stata sostenuta prima che gli agenti AI diventassero una leva così accessibile per gli attaccanti.

La sfida cambia scala e velocità. Non basta più riconoscere malware e email fraudolente: occorre controllare sistemi capaci di scegliere strumenti, interrogare archivi e compiere azioni autonome. L’intelligenza artificiale diventa insieme arma d’attacco, presidio difensivo e nuovo patrimonio aziendale da proteggere. Per banche, sanità, energia, manifattura e amministrazioni pubbliche, il problema è misurare chi autorizza una decisione automatica, come verificarla e quando fermarla. In questo scenario Engineering ha presentato EngSure, piattaforma agentica concepita per monitorare gli attacchi e governare modelli, dati e agenti AI, mantenendo la supervisione umana. Una difesa che include il controllo delle macchine intelligenti.

Fabio Momola, General Manager Digital Solutions Engineering Group, durante un incontro tra Istituzioni e stakeholder del settore: «L’Intelligenza Artificiale è un moltiplicatore di potenza in entrambe le direzioni, sia per chi attacca sia per chi difende». Da qui l’esigenza di sviluppare competenze e tecnologie sotto controllo nazionale, non soltanto acquistare soluzioni all’estero. Anche NIS2 e DORA spingono verso responsabilità e controlli più stringenti, ma l’adempimento normativo da solo non chiude il divario. Secondo Engineering il vero asset da proteggere non sono più soltanto i dati, ma il patrimonio di conoscenza e il processo decisionale dell’azienda. E il concetto di sovranità digitale va necessariamente esteso alla capacità di comprendere, governare e controllare ciò che viene delegato all’IA. La vera gara tra difesa e attacco è ora sul tempo: quello necessario agli agenti criminali per trovare una falla contro quello impiegato dalle organizzazioni per individuarla e neutralizzarla.

L’Italia parte da una capacità di risposta che i numeri ACN giudicano in miglioramento. Per non perderla deve portare l’AI nella difesa alla stessa velocità con cui gli avversari l’hanno introdotta nell’offesa. La prossima crisi digitale potrebbe non cominciare con un hacker alla tastiera, ma con un ordine di poche parole.Box: La Relazione 2025 dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale registra 2.729 eventi cyber, il 38% in più del 2024.