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Euro digitale, la sovranità europea non si costruisce contro le banche

30
Ottobre 2026
Di Sergio Boccadutri

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

di Sergio Boccadutri

Per promuovere l’euro digitale, qualche settimana fa dalle colonne del Corsera, Piero Cipollone, che nella BCE ha un ruolo centrale nel progetto dell’euro digitale, invitava a chiedere ai commercianti cosa succede quando si paga con la carta. Poche alternative e “commissioni opache e non di rado alte”. Tutto questo per rafforzare il progetto della versione immateriale della moneta unica come “un’alternativa pubblica”. Un approccio non proprio felice.

Il problema sta nel ruolo. La BCE vigila sulle banche europee, e in molti paesi, anche più che in Italia, sono proprio le banche a firmare i contratti con i negozi per accettare i pagamenti con carta. Se quelle commissioni sono davvero opache, la vigilanza e l’antitrust hanno gli strumenti per chiedere trasparenza e per pretenderla. Denunciarle su un giornale è l’ammissione di non aver fatto il proprio lavoro, o è un colpo alla credibilità dei soggetti vigilati. Nessuna delle due giova alla BCE.

Ma l’errore è soprattutto strategico, perché sposta la discussione sul terreno sbagliato. La ragione per cui l’Europa ha deciso di promuovere l’euro digitale non è qualche decimale di commissione. Invece c’entra molto la dipendenza di una delle più importanti infrastrutture che ci siano, quella dei pagamenti. Circa due terzi dei pagamenti con carta nell’area euro passano per due circuiti americani, e molti Stati membri non hanno un circuito nazionale. Quando nel 2022, Visa e Mastercard hanno sospeso (giustamente) le operazioni in Russia, l’Europa ha avuto la rappresentazione plastica che un’infrastruttura che credeva neutra poteva rispondere anche a logiche diverse. Funziona finché gli alleati restano alleati, e Draghi ha avvertito che le dipendenze diventano armi proprio quando i partner smettono di comportarsi da partner. Accanto alla geopolitica c’è la fragilità. Quando l’infrastruttura è troppo concentrata e anche un solo grosso operatore si ferma, rischia di fermarsi tutto, come abbiamo imparato negli ultimi giorni del novembre del 2024 con il guasto alla rete di Worldline. Sono argomenti seri, che lo stesso Cipollone ha usato in passato.

C’è poi la prospettiva. Lo smartphone sta cambiando il modo di pagare, la carta conta sempre meno lo dicono le statistiche. Inoltre, i bonifici istantanei costano ormai quanto quelli ordinari, il chip di prossimità dell’iPhone non è più riservato al wallet proprietario di Apple. Su queste basi l’Europa sta costruendo le sue alternative. Wero, il portafoglio lanciato da alcune banche europee, ha già decine di milioni di utenti. L’italianissima Bancomat, che i più conoscono come carta e assai meno come impresa che innova e investe nei pagamenti, la spagnola Bizum, la portoghese MB WAY e la nordica Vipps MobilePay si stanno collegando tra loro con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dai circuiti americani.

Queste infrastrutture però non stanno in piedi da sole. Vanno mantenute, aggiornate e soprattutto difese. A luglio è stata proprio la vigilanza della BCE a scrivere ai vertici delle banche più grandi dell’area euro (seguita poi dalla Banca d’Italia per tutti gli altri soggetti vigilati di casa nostra) per chiedere un piano contro gli attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale, capace ormai di scovare le falle dei sistemi e di sfruttarle in poche ore. Quel piano richiede persone, investimenti e tecnologie, e una parte di quei costi si paga con la remunerazione dei servizi. Dietro ognuno dei progetti europei, compreso l’euro digitale, ci sono anche le banche, le stesse che dovranno poi distribuirlo. E i partner di cui si ha bisogno non si conquistano mettendone in dubbio la correttezza davanti ai lettori.

L’euro digitale ha senso se diventa un terreno comune su cui i privati europei costruiscono servizi, non se viene venduto come il rimedio pubblico all’avidità privata. La sovranità nei pagamenti non nasce dalla contrapposizione tra Stato e mercato, ma dall’avere più sistemi europei che si fanno concorrenza ma anche da scorta l’uno all’altro: le app, i pagamenti da conto a conto, la moneta della banca centrale. Per tenerli insieme l’ultima cosa che ci serve è la retorica.

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