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Istat, Pil, crescita ferma nel terzo trimestre 2026: +0,8% su base annua
Di Giampiero Cinelli
L’economia italiana registra una battuta d’arresto nel terzo trimestre del 2026. Secondo la stima preliminare diffusa dall’Istat il 30 ottobre, il Prodotto interno lordo è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti, mentre è cresciuto dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il risultato evidenzia un rallentamento della crescita su base annua, che nel secondo trimestre aveva raggiunto l’1%. La stagnazione congiunturale lascia invece invariata allo 0,8% la crescita acquisita per l’intero 2026, calcolata al netto degli effetti di calendario.
I dati si riferiscono al Pil espresso in volume, con valori concatenati all’anno di riferimento 2020, destagionalizzati e corretti per il diverso numero di giornate lavorative.
Servizi e agricoltura in crescita, industria in contrazione
L’andamento complessivo dell’economia riflette dinamiche differenti tra i principali comparti produttivi.
Dal lato dell’offerta, l’Istat stima un aumento del valore aggiunto nei servizi e nell’agricoltura, a fronte di una diminuzione nell’industria. Il contributo positivo dei primi due settori è stato quindi compensato dalla flessione dell’attività industriale, determinando una variazione complessiva nulla del Pil rispetto al trimestre precedente.
Anche l’analisi della domanda mostra andamenti contrapposti. La domanda nazionale, comprensiva della variazione delle scorte, ha fornito un contributo positivo alla crescita, mentre la domanda estera netta ha inciso negativamente.
La stima preliminare non quantifica separatamente l’entità dei contributi delle singole componenti, ma ne individua la direzione, evidenziando come l’apporto della domanda interna sia stato compensato da quello negativo della componente estera.
Crescita acquisita allo 0,8% per il 2026
Il dato del terzo trimestre interrompe la sequenza di incrementi congiunturali registrata nella prima metà dell’anno. Il Pil era infatti aumentato dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,2% nel secondo, prima della variazione nulla rilevata tra luglio e settembre.
In termini tendenziali, la crescita era stata dello 0,9% nei primi tre mesi e dell’1% nel secondo trimestre, scendendo successivamente allo 0,8%.
La crescita acquisita per il 2026 rimane dunque allo 0,8%. Questo indicatore rappresenta la variazione media annua che si registrerebbe qualora il Pil rimanesse invariato anche nei trimestri restanti dell’anno.
Il calendario ha presentato alcune differenze rispetto ai periodi di confronto: il terzo trimestre del 2026 ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al secondo trimestre e una in più rispetto allo stesso trimestre del 2025. Nel complesso, il 2026 conta tre giornate lavorative aggiuntive rispetto all’anno precedente.
Le revisioni dei dati e il prossimo aggiornamento
La pubblicazione dell’Istat comprende anche l’aggiornamento della serie storica del Pil a partire dal primo trimestre del 2022.
Tra le revisioni figura quella relativa al terzo trimestre del 2025, la cui crescita congiunturale viene portata dal precedente +0,2% al +0,3%. Restano invece confermate le variazioni dei primi due trimestri del 2026, rispettivamente pari a +0,3% e +0,2%.
Trattandosi di una stima preliminare, i risultati relativi al terzo trimestre potranno essere successivamente rivisti alla luce di informazioni statistiche più complete. La prossima diffusione della stima preliminare del Pil, relativa al quarto trimestre del 2026, è prevista per il 29 gennaio 2027.





