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Iran: Trump ora vuole “strangolarlo” economicamente, mentre debito Usa tocca livelli record

20
Agosto 2026
Di Giampiero Gramaglia

Gli Stati Uniti stabiliscono un nuovo record assoluto. Ma non è uno di quelli di cui si va fieri. Il loro debito pubblico ha ieri raggiunto e superato i 40 trilioni di dollari, 40 mila miliardi di dollari, cifra che evoca più storie alla Paperon de’ Paperoni che cronache da oculati amministratori. Molti media Usa, stamane, intrecciano questa storia con la svolta contro l’Iran del presidente Donald Trump, che non vuole più ridurre il Paese all’età della pietra con missili e bombe, ma progetta di “strangolarlo” economicamente.

Il New York Times constata che “l’America continua ad abbuffarsi di prestiti”, mentre “le promesse di Trump di rimettere i conti in ordine e di ridurre il peso del debito sono contraddette dalle spese per la guerra all’Iran, dai tagli delle tasse e dal rimborso dei dazi agli importatori”. E la Cnn nota che “il problema del debito peggiora più rapidamente di quanto si prevedeva: il debito nazionale raggiunge un traguardo negativo, mentre gli interessi da pagare sui debiti crescono – attualmente, valgono mille miliardi di dollari l’anno, oltre il 3% del Pil Usa, ndr -… I mercati globali ne sono colpiti… E la vita agli americani potrebbe diventare più costosa…”, tanto più che “segnali d’allarme vengono dal mercato dell’energia”.

Ovviamente, anche il Wall Street Journal, quotidiano economico-finanziario, apre su questo tema: punta l’attenzione sulla figura e sul ruolo del segretario al Tesoro Scott Bessent, figura chiave dell’Amministrazione Trump, che ha appena adottato misure tecniche di relativa efficacia, ma che pare però più impegnato a organizzare la guerra economica all’Iran che a governare il debito.

Le Monde attribuisce “la crisi del debito” alla domanda di capitali per l’IA e alle spese per la difesa: “I’indebitamento americano … alimenta un aumento dei tassi d’interesse sul mercato del debito”; e ciò ha riflessi negativi anche sui Paesi europei.

Ma questi scenari da Armageddon finanziario non distolgono il presidente Trump dai suoi propositi d’isolare economicamente l’Iran per bloccare lo stallo nel conflitto e nei negoziati. Una strategia che – osserva buona parte della stampa Usa – è di lunga durata e che mal s’adatta alle esigenze elettorali e al carattere impaziente del magnate presidente: di qui, lo scetticismo che si traduce in formule tipo “fin che dura”.

Sul suo social Truth, Trump scrive:  “Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Però, tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti”.

Sono giorni che si rincorrevano voci di nuove durissime sanzioni di Washington contro Teheran. Ma il post su Truth non offre indicazioni precise, anche se il magnate presidente avverte che “qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi d’offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende”.

Trump si riferisce al contrabbando di petrolio, ai trasferimenti di denaro e alle società di facciata fornite da Paesi Terzi, in particolare Russia e Cina, che in questi anni hanno consentito a Teheran d’aggirare le misure occidentali. Il presidente prosegue: “Sappiamo bene chi siete. Sarà un ‘D-Day economico’ e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al nostro fianco per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall’Iran… Questi fanatici sono alle corde, queste misure storiche li metteranno in ginocchio, paralizzando la loro capacità di portare il terrore nel mondo”.

Nella sua home page, Fox News ‘traduce’ le parole di Trump individuando nei presidenti cinese Xi Jinping e russo Vladimir Putin i destinatari dell’avvertimento.

Nei mesi scorsi, il segretario al Tesoro Bessent ha varato diverse misure destinate a colpire società di comodo e intermediari che aiutano i pasdaran a operare nel sistema finanziario internazionale. Ora, le ipotesi formulate dagli analisti circa l’Armageddon finanziario – sintetizza sull’ANSA Benedetta Guerrera – “vanno dal blocco terrestre delle merci alla stretta sulle raffinerie indipendenti cinesi che rappresentano un quarto della capacità di raffinazione di Pechino. Ma c’è anche chi pensa a un sistema di sanzioni di secondo grado, … quelle contro chi aiuta a eludere la stretta americana all’Iran, come avvenuto in passato nei confronti della Russia”.

Anche in questo caso le misure colpirebbero soprattutto banche e aziende cinesi, aprendo un fronte di scontro con Pechino a un mese dalla visita di Xi a Washington.