News
Iran: Pentagono reticente sulle perdite Usa. Trump riapre fronte dei dazi in Canada
Di Giampiero Gramaglia
Dopo dieci giorni di attacchi continui con missili e bombe su postazioni militari e infrastrutture civili iraniane, con decine di vittime, l’opinione pubblica americana è scossa dall’apprendere che anche le risposte iraniane su postazioni militari Usa sono state letali e che il Pentagono e la Casa Bianca sono stati per giorni reticenti ad ammetterlo.
Intanto, la notte scorsa, attacchi statunitensi e risposte iraniane sono proseguiti, dopo che il presidente Usa Donald Trump aveva detto che l’Iran doveva pagare per i tre militari americani uccisi venerdì in Giordania.
Dal canto loro, gli Huthi, milizia sciita poro-iraniana nello Yemen, manifestano l’intenzione di bloccare il petrolio saudita nel Mar Rosso, mettendo a repentaglio l’alternativa più rapida e meno costosa allo Stretto di Hormuz.
In questo contesto, il sito Axios accende un lumicino di speranza nella guerra all’Iran, annunciando che i mediatori internazionali e i negoziatori iraniani spingono per un ritorno al cessate-il-fuoco, mentre il presidente Trump valuta, invece, una ripresa del conflitto su larga scala.
Dazi: Trump li minaccia al 50% contro il Canada
E Trump torna ai primi amori del suo secondo mandato, le guerre commerciali, annunciando l’imposizione, fra 30 giorni, di dazi del 50% sull’export canadese verso gli Stati Uniti, se Ottawa non farà prima cadere quelle che vengono definite “barriere discriminatorie” nei confronti dell’export statunitense.
Al centro della disputa, auto, alcol e formaggio. L’imposizione dei dazi potrebbe scatenare una nuova fase di caos economico e avere un impatto sull’inflazione, nel momento in cui il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha di nuovo superato la soglia psicologica dei quattro dollari al gallone, a causa della ripresa della guerra con l’Iran e delle tensioni nello Stretto di Hormuz.
Le relazioni tra Usa e Canada, due Paesi fortemente interdipendenti, l’un altro eccellenti partner, sono state a più riprese turbolente, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, anche per le sue ripetute affermazioni di volere fare del Canada il 51° Stato dell’Unione.
Iran: polemiche negli Usa per reticenze su perdite
Sui principali media degli Stati Uniti c’è irritazione per la reticenza ora acclarata del Pentagono e della Casa Bianca nel rendere conto delle perdite e dei feriti americani nel conflitto: a partire da venerdì scorso, ci sono stati almeno tre caduti (fra cui una giovane soldatessa, 19 anni), i primi dalla fine della tregua; i feriti sono stati un centinaio.
Fino allo scorso fine settimana, pareva che le risposte iraniane agli attacchi Usa, indirizzate contro basi e installazioni militari degli Stati Uniti nella Regione, non avessero avuto conseguenze, almeno quanto a morti e feriti.
Scrive il Washington Post: “Le ammissioni rivelano l’impatto degli attacchi dell’Iran sulle installazioni militari degli Stati Uniti nella Regione”, dal Bahrein al Kuwait alla Giordania, da quando il cessate-il-fuoco è collassato. Un portavoce del Pentagono ha precisato che le ferite riportate sono state in genere lievi: il 96% del personale coinvolto è già tornato in servizio.
Il giornale fa il punto sulle perdite Usa in questa guerra – 18 i caduti dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio; diverse centinaia i feriti –. L’ntelligence statunitense ritiene che le ondate di attacchi in corso “non spingeranno l’Iran ad ammorbidire la propria posizione”.
La Cnn spiega che il Pentagono giustifica con “ragioni di sicurezza” la reticenza a fornire notizie su morti e feriti, nell’intento di non svelare la vulnerabilità delle proprie difese. E il Wall Street Journal precisa che il colpo più cruento inferto è stato quello portato da uno dei tre missili lanciati contro una base in Giordania venerdì scorso, che s’è abbattuto su una caserma.
Il New York Times nota il rischio che l’allargamento del conflitto al Mar Rosso aumenti le fibrillazioni sui mercati petroliferi. Il giornale analizza le perplessità dei repubblicani nel Congresso, che si sentono messi nell’angolo dall’Amministrazione Trump: sono sollecitati a finanziare una guerra impopolare su cui non esercitano nessun controllo e che rischia di condannarmi alla sconfitta nelle elezioni di midterm del 3 novembre.





