Economia

BCE verso una pausa sui tassi, ma le tensioni in Medio Oriente mantengono alta l’attenzione

20
Luglio 2026
Di Giuliana Mastri

La Banca centrale europea si prepara a interrompere temporaneamente il ciclo di rialzi dei tassi d’interesse, ma il quadro economico resta caratterizzato da forti elementi di incertezza. Alla riunione di giovedì prossimo, Francoforte dovrebbe lasciare invariato il tasso sui depositi al 2,25%, già fissato nell’ultimo meeting di giugno. A frenare nuove decisioni immediate è soprattutto il deterioramento dello scenario geopolitico, con il conflitto che coinvolge l’Iran e le ripercussioni sul mercato energetico che continuano ad alimentare i timori di nuove pressioni inflazionistiche.

L’orientamento prevalente tra gli analisti è quello di una pausa estiva, anche se il dibattito all’interno del Consiglio direttivo della BCE resta aperto. Secondo Carsten Brzeski, capo economista di ING, la banca centrale preferirà rinviare eventuali nuove decisioni ai mesi successivi, evitando di assumere posizioni definitive prima di avere un quadro più chiaro dopo l’estate. Alcuni membri del board potrebbero sostenere l’opportunità di un ulteriore rialzo già a luglio, ma lo scenario ritenuto più probabile resta quello di un nuovo intervento a settembre, quando saranno disponibili dati economici più aggiornati.

Le recenti tensioni in Medio Oriente hanno modificato sensibilmente le prospettive. Se fino a poche settimane fa una pausa nella stretta monetaria sembrava quasi scontata, l’escalation militare e il rischio di interruzioni nelle forniture petrolifere hanno riacceso le preoccupazioni sull’andamento dei prezzi. L’eventuale aumento dei costi dell’energia potrebbe infatti riflettersi sui consumi e rallentare il percorso di rientro dell’inflazione nell’area euro.

Anche Goldman Sachs ritiene che i dati macroeconomici sostengano l’ipotesi di un mantenimento dei tassi. Le stime indicano infatti una crescita leggermente più robusta del previsto e un’inflazione che continua a mostrare segnali di moderazione. Tuttavia, gli economisti della banca americana avvertono che il bilancio dei rischi resta orientato verso l’alto e che le incertezze legate al contesto internazionale potrebbero rendere necessario un ulteriore intervento restrittivo già nel mese di settembre.

Christine Lagarde dovrebbe quindi ribadire un approccio improntato alla prudenza. La presidente della BCE continuerà probabilmente a sottolineare la necessità di attendere l’evoluzione dello scenario economico prima di assumere nuove decisioni, in un momento in cui la tenuta dell’economia europea consente margini di manovra senza compromettere la crescita.

Sul fronte del credito, gli effetti della politica monetaria continuano a essere evidenti. La domanda di finanziamenti da parte delle imprese resta debole e anche i consumi delle famiglie risentono di un clima di fiducia ancora fragile. A compensare almeno in parte queste criticità contribuisce però il recupero degli indici PMI, che segnala una graduale ripresa dell’attività industriale e sostiene le prospettive sugli utili delle imprese europee.

Le valutazioni degli esperti restano comunque condizionate dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente e, in particolare, dalle dinamiche nello Stretto di Hormuz, considerate uno dei principali fattori di rischio per il mercato energetico mondiale.

Secondo Oliver Rakau, capo economista per la Germania di Oxford Economics, un nuovo rialzo dei tassi già a luglio appare poco probabile. Tuttavia, un eventuale mantenimento di prezzi energetici elevati per un periodo prolungato potrebbe alimentare nuove pressioni inflazionistiche e costringere la BCE a rivedere il proprio orientamento nei prossimi mesi. Per questo motivo, conclude l’analista, l’incertezza continua a rappresentare l’elemento dominante dello scenario economico europeo.