Politica

Legittima difesa, la Lega propone una riforma, Forza Italia frena

20
Luglio 2026
Di Lorenzo Berna

Il caso di Mario Roggero continua a dividere il centrodestra e riporta al centro del dibattito il tema della legittima difesa. Dopo la conferma definitiva della condanna a 14 anni e 9 mesi per il gioielliere di Grinzane Cavour, riconosciuto colpevole dell’uccisione di due rapinatori in fuga, la Lega accelera su due fronti: da un lato sostiene la richiesta di grazia, dall’altro presenta una proposta di legge per modificare l’attuale disciplina sulla legittima difesa. Un’iniziativa che, però, non convince gli alleati di Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia punta soprattutto sulla concessione della grazia.

Dopo la raccolta di firme a sostegno del provvedimento di clemenza, arrivata a quota 120 mila adesioni, Matteo Salvini è tornato a fare visita a Roggero nel carcere di Bollate. Nella stessa struttura si è recato anche il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, che ha annunciato l’avvio di una raccolta di firme tra tutti i parlamentari della maggioranza per sostenere la richiesta di grazia.

Parallelamente, il Carroccio ha depositato in Senato una proposta di legge, a prima firma di Claudio Borghi, che punta ad ampliare le ipotesi di non punibilità nei casi di reazione a un’aggressione armata avvenuta all’interno della propria abitazione o della propria attività commerciale. Il testo prevede che la reazione possa essere considerata legittima indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi impiegati, purché l’aggressione sia in atto, il pericolo persista e la condotta mantenga carattere difensivo. Se approvata, la nuova disciplina verrebbe applicata anche al caso Roggero, che potrebbe così beneficiare dell’abolizione del reato senza dover attendere l’esito della domanda di grazia.

La proposta, tuttavia, incontra le perplessità degli altri partiti della coalizione. Forza Italia invita alla prudenza e ritiene necessario evitare modifiche legislative dettate dall’emotività di singoli fatti di cronaca. Il capogruppo alla Camera Paolo Barelli sottolinea come ogni intervento debba mantenere equilibrio e prospettiva, mentre il collega Enrico Costa ribadisce il sostegno alla richiesta di grazia, ma prende le distanze dalla proposta di modifica della normativa, osservando che il partito non è disposto ad approvarla nella formulazione presentata dalla Lega.

Fratelli d’Italia, invece, concentra l’attenzione soprattutto sulla vicenda personale del gioielliere. Dopo che Giorgia Meloni aveva espresso dubbi sulla proporzionalità della pena inflitta, Bignami ha ribadito che quasi quindici anni di carcere rappresentano una sanzione eccessiva rispetto ai fatti e auspica che Roggero possa riabbracciare presto la famiglia attraverso la concessione della grazia, ricordando che la decisione finale spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica.

Salvini continua intanto a fare della vicenda un tema politico. Il vicepremier ha assicurato che non intende abbandonare Roggero e ha confermato il sostegno del partito anche sul piano legale, attraverso l’impegno di alcuni parlamentari della Lega. Secondo il leader del Carroccio, il caso rappresenta un simbolo della necessità di rafforzare il diritto dei cittadini a difendersi durante una rapina.

Di segno opposto le reazioni delle opposizioni. Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa accusano la maggioranza di utilizzare la vicenda per finalità politiche. Giuseppe Conte sostiene che modificare la normativa eliminando il principio di proporzionalità significherebbe trasformare la legittima difesa in una forma di vendetta privata. Riccardo Magi parla del rischio di introdurre una sorta di licenza di uccidere, mentre Walter Verini giudica grave il tentativo di inseguire posizioni sempre più radicali sul terreno della sicurezza.

Sul piano istituzionale, resta aperto il percorso della domanda di grazia presentata dalla famiglia Roggero. Dopo l’avvio dell’istruttoria disposto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, la pratica dovrà essere trasmessa alla Procura generale della Corte d’Appello di Torino e successivamente al magistrato di sorveglianza di Milano. L’ultima parola, come previsto dalla Costituzione, spetterà comunque al Capo dello Stato.