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Lo scacchiere di Cina, Usa e Russia: Trump a zig-zag sull’Iran, Xi e Putin tirano dritto

19
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Neppure quattro giorni dopo la partenza da Pechino del presidente Usa Donald Trump, vi sbarca Vladimir Putin: per il Cremlino, il presidente russo va in Cina per rafforzare “il partenariato globale e la cooperazione strategica” fra i due Paesi. Un legame che sarà pure “profondamente squilibrato”, come scrive Le Monde, ma che pare ancorato a interessi più concreti di quello conflittuale tra Usa e Cina e di quello basato sulla fascinazione di Trump per gli autocrati tra Usa e Russia.

La guerra all’Iran, da cui Trump non sa come uscire – prova ne sia l’oscillare continuo tra attacco e negoziato -, e la perdurante chiusura dello Stretto di Hormuz rafforzano le prospettive del progetto di gasdotto tra Russia e Cina, che consentirà a Pechino di ovviare a carenze di approvvigionamenti e di risentire di meno del ‘caro energia’.

Il Financial Times dice che Xi con Trump è stato più critico del solito sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: “Putin potrebbe doversene pentire”, avrebbe detto. Ma la frase, ammesso che sia stata davvero pronunciata, non pare destinata ad incidere sui rapporti sino-russi. Ed è per altro indubbio che la Cina non intende accettare quelle che considera “ingerenze” americane su Taiwan, le politiche economiche-commerciali e i diritti umani.

Sull’Iran, Trump, visibilmente, è in difficoltà: parla col premier israeliano Benjamin Netanyahu; riunisce il Consiglio di Sicurezza nazionale e i vertici militari e discute di piani d’attacco; minaccia di non lasciare pietra su pietra dell’Iran in assenza di un accordo; e, in extremis, blocca tutto, apparentemente perché glielo chiedono Arabia saudita, Emirati arabi uniti e Qatar, e ridà una chance ai negoziati. Per quanti giorni, o per quante ore, è difficile dirlo.

IL New York Times si stupisce ancora della volubilità del magnate presidente: “Trump – titola – minaccia l’Iran e poi fa marcia indietro, tutto nello stesso giorno… Il presidente ha ripetutamente detto di stare per rilanciare l’azione militare contro l’Iran, ma s’è poi arrestato prima di precipitare di nuovo gli Stati Uniti in una guerra altamente impopolare ed estremamente costosa…”.

Proprio ieri il giornale aveva pubblicato un suo sondaggio, da cui risulta che la popolarità di Trump non è mai stata così bassa e che solo tre americani su dieci approvano il conflitto. Il NYT spiega, inoltre, come l’Iran potrebbe rispondere a una ripresa dell’aggressione israelo-americana.

Il Washington Post riferisce che Trump ha spiegato la decisione di non attaccare di nuovo l’Iran con le pressioni subite dai leader di Paesi del Golfo perché desse ancora una chance a “serie negoziati” per un accordo di pace. Anche Axios apre con la decisione di Trump “di mettere in pausa i piani d’attacco all’Iran”, discussi ieri con il Consiglio di Sicurezza nazionale e i vertici militari. Finora, gli Usa hanno respinto le risposte iraniane ai loro ‘piani di pace’, che prevedono, fra l’altro, l’abbandono dei programmi nucleari da parte iraniana, con la consegna dell’uranio arricchito – resta da vedere a chi – e la riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz.

Il netto contrasto con questa prospettiva, l’Iran ha creato un’autorità di transito di Hormuz, un ente, cioè, per gestire il traffico attraverso lo Stretto e fare pagare il pedaggio alle navi che lo percorrono. Non si conoscono tariffe ufficiali, ma si calcolano introiti potenziali per 100 miliardi di dollari l’anno.

Politico mette l’accento sull’opposizione al conflitto particolarmente forte fra i giovani Maga e specie dentro Turning Point USA, l’organizzazione fondata da Charlie Kirk, l’attivista cristiano trumpiano ucciso lo scorso settembre in un’Università dello Utah.

L’attualità statunitense registra un attacco alla moschea di San Diego, nel Sud della California, una delle più grandi negli Stati Uniti: tre le vittime, fra cui una guardia intervenuta per fermare i due attentatori adolescenti, che sono poi stati ritrovati morti suicidi nella loro auto. Il movente d’odio del gesto pare provato dal ritrovamento di materiale anti-islamico.