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Supply chain: il caso di McDonald’s senza patatine accende il faro sulla crisi

30
Dicembre 2021
Di Paolo Bozzacchi
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No French fries no party. Ma c’è molto di più. La notizia della più grande catena al mondo di fast food toccata dalla crisi delle materie prime e costretta ad affittare tre aerei Boeing 747per rifornire i ristoranti del Giappone rimasti senza patate da friggere per i clienti locali, potrebbe essere ricordata a lungo per aver acceso il faro “pop” sulla crisi del caro materie prime e della catena di approvvigionamento, in inglese la supply chain (ne avevamo già scritto qui).

Il commercio mondiale sta facendo i conti con gli effetti del Covid19, che ha letteralmente rovesciato il tavolo dei normali paradigmi sia del sistema di rifornimenti, con il prezzo dell’energia oggi alle stelle, sia dei trasporti con il costo di un container in viaggio via mare salito di circa 5 volte in pochi mesi.

Partiamo dai fatti nipponici e dalla crisi delle materie prime che ha toccato le patatine di McDonald’s: lo scorso 21 Dicembre l’azienda aveva annunciato che avrebbe servito in Giappone solo la più piccola porzione di patatine fritte per mancanza di materia prima, dovuta in particolare al maltempo che aveva bloccato le partenze delle navi container da Vancouver, Canada. La crisi fortunatamente per i Giapponesi che hanno scelto di attendere per giorni ore in fila pur di consumare le ultime porzioni di French fries ha comunicato McDonald’s sarà risolta entro domani, 31 dicembre, grazie al coinvolgimento della compagnia aerea Flexport e l’invio di tre Boing 747 carichi di patate dagli USA verso il Giappone. Dal 31 dicembre in Giappone saranno nuovamente servite porzioni anche medie e grandi di patatine in tutti i ristoranti McDonald’s del Giappone. Pericolo scampato…

Ma McDonald’s e il Giappone possono stare tranquilli. Non sono i soli ad affrontare di questi problemi. A New York il famoso ristorante di hamburger J.G. Melon la settimana scorsa ha annunciato che avrebbe bloccato le vendite delle sue patatine fritte, proprio a causa di problemi con la catena di approvvigionamento. E la Grande Mela notoriamente è un polo logistico di grande attrazione.

Beh, due indizi cominciano a fare una prova. E allora abbiamo approfondito. Perché iniziano a scarseggiare proprio le patate? Il punto è che sono un prodotto dai margini bassi, divorati dal caro energia-trasporti. Ce lo spiega il grido d’allarme datato 24 dicembre di AgriPat, una società agricola cooperativa che associa oltre mille aziende italiane produttrici di patate.

“Il nostro settore presto non sarà più nelle condizioni di produrre se non troverà un punto di equilibrio con i rappresentanti delle catene della grande distribuzione per un approccio condiviso sull’aumento dei costi di produzione, ormai insostenibili e legati ai rincari delle materie prime”. Si tratta di rincari che AgriPat stima dal +254% del gas (ottobre 2021 su ottobre 2020) al +106% dell’energia, oltre al +20% degli imballaggi.

Nel mondo, vengono prodotte ogni anno circa 341 milioni di tonnellate di patate su una superficie di circa 20 milioni di ettari. La Cina è il principale produttore con una quantità da 66 a 71 milioni di tonnellate l’anno. Gli altri grandi Paesi produttori sono Russia e India, poi staccate Polonia, Stati Uniti, Ucraina, Germania, Paesi Bassi e Bielorussia.

L’Italia produce circa 1,5 milioni di tonnellate di patate l’anno e a livello globale è da considerarsi un piccolo produttore. Nel 2020 il nostro Paese ha aumentato la produzione dell’8% massimizzando la resa per ettaro, visto che le superfici coltivate sono state invariate rispetto al 2019. Questo perché la richiesta di prodotto italiano è in aumento, con le importazioni dall’estero calate del 18% nel solo 2020. Il consumo di patate nel 2020 è aumentato dell’11%, con le patate comuni a trascinare la performance (+16,5%) mentre le novelle hanno visto una diminuzione delle quantità acquistate dalle famiglie rispetto al 2019 (-10%).

Le patatine fritte sono tornate in Giappone e presto torneranno anche a New York. Ma l’impressione è che la crisi della supply chain sia destinata a far parlare molto di sé nel 2022. No French fries no party.

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