Economia

Piazza Affari oltre i record: perché Milano è tornata attrattiva

06
Settembre 2026
Di Paolo Bozzacchi

Da grande assente del rally tecnologico globale a protagonista della nuova stagione europea. Nel 2026 Piazza Affari ha trasformato la sua storica debolezza – la scarsa presenza di Big Tech e il peso dominante di banche, energia e industria – nel principale motore della propria crescita. Il FTSE Mib ha raggiunto il 7 agosto il massimo storico intraday di 54.041 punti e, nonostante la correzione di fine estate, questa settimana ha mantenuto un guadagno di circa il 15% da inizio anno. Superiore a quello dello Stoxx Europe 600. Milano interpreta meglio di altre piazze UE il ritorno degli investitori internazionali verso l’Europa. Reuters ha spiegato come il Vecchio continente sia tornato attrattivo grazie a valutazioni inferiori a quelle statunitensi, a una minore concentrazione sui titoli tecnologici e alla possibilità di diversificare i portafogli. Fortune ha incluso il FTSE Mib, insieme al Dax tedesco e al Cac 40 francese, tra gli indici capaci di raggiungere nuovi massimi nel 2026. Una recente analisi Schroders sul primo semestre 2026 ha segnalato Milano in crescita del 16,6%, capofila dei maggiori mercati dell’Europa continentale, grazie soprattutto a finanziari e industriali. Un focus del Financial Times sull’ascesa delle Borse dell’Europa meridionale aveva in precedenza individuato il segreto della ritrovata attrattività nella forte presenza dei titoli bancari. La prima spiegazione del primato milanese risiede nella composizione dell’indice. Piazza Affari offre poca tecnologia, ma molta “economia reale”: banche, assicurazioni, petrolio, infrastrutture energetiche e manifattura. Sono precisamente i settori premiati nel 2026 dalla risalita dei tassi e dei rendimenti obbligazionari, dagli investimenti europei in difesa e autonomia strategica, dal potenziamento delle reti elettriche e dalla crescente domanda energetica dei data center. A questi elementi si aggiungono una stabilità politica maggiore rispetto alla Francia, uno spread Btp-Bund lontano dai picchi del passato e valutazioni dei titoli ancora relativamente contenute. Le banche hanno comunque costituito la base della corsa. Bilanci più solidi, crediti deteriorati sotto controllo, commissioni resilienti e remunerazioni generose hanno modificato la percezione internazionale del comparto. UniCredit, in rialzo di circa il 17,5% da gennaio, ha chiuso il primo semestre con un utile record di 6,1 miliardi di euro e un RoTE del 24%. Intesa Sanpaolo, cresciuta di circa il 16,5%, prevede di restituire agli azionisti 9,4 miliardi tra dividendi e riacquisti di azioni. Ancora più vivaci Banco BPM e Bper, entrambe oltre il 20%, spinte dalle operazioni di consolidamento e dalle sinergie attese. Le manovre che stanno ridisegnando il sistema bancario italiano, seguite con attenzione dagli analisti, non sono più considerate soltanto difensive. Il mercato le interpreta come occasioni per aumentare scala, efficienza e redditività. I casi più spettacolari del listino meneghino arrivano però dall’energia. Saipem è la best case del 2026, con un rendimento vicino al 93%. Gli investitori hanno premiato il risanamento finanziario, la solidità del portafoglio ordini e le nuove commesse, tra cui un contratto offshore da 1,8 miliardi di dollari in Medio Oriente. Eni, salita di oltre il 40%, ha beneficiato del rialzo di petrolio e gas provocato dalla crisi iraniana, ma anche dell’aumento del buyback, della crescita produttiva e della strategia di valorizzazione separata delle attività legate alla transizione. Il gruppo ha alzato le proprie previsioni sui prezzi energetici e rafforzato la remunerazione degli azionisti grazie alla maggiore generazione di cassa. La stessa dinamica che ha sostenuto Tenaris, oltre il 40% da gennaio, favorita dagli investimenti in oil & gas e sicurezza energetica. Tra gli industriali spicca Prysmian, in progresso di circa il 36%. Il produttore di cavi è diventato una delle principali scommesse europee sull’elettrificazione. Nel secondo trimestre i ricavi hanno superato i 6 miliardi di euro, con una crescita organica sostenuta da trasmissione, reti elettriche e soluzioni digitali. La presenza produttiva negli Stati Uniti, rafforzata dall’acquisizione di Encore Wire, lha reso Prysmian più protetta dai dazi ed esposta direttamente a reshoring, data center e modernizzazione delle infrastrutture. Il record di Milano nasce così da una coincidenza rara: ciò che fino a pochi anni fa appariva un limite coincide oggi con le priorità strategiche dell’Europa. Il rally resta comunque esposto a rischi – nuove imposte straordinarie, aumento dello spread, rallentamento economico – ma non poggia soltanto sull’espansione dei multipli. Dietro i massimi del 2026 ci sono utili, cassa, dividendi e trasformazioni industriali concrete. È questa la ragione per cui Piazza Affari, da mercato strutturalmente a sconto, è tornata una destinazione credibile per i capitali internazionali. Musica per le orecchie di chi sa ascoltare.