Ambiente

Fit for 55, Gil Tertre: «Bisogna diversificare nel breve periodo e agire sulla domanda»

13
Maggio 2022
Di Daniele Bernardi

Lo scorso martedì, le commissioni parlamentari di Ambiente, Trasporti, Attività Produttive e Politiche dell’Unione europea della Camera dei Deputati hanno ascoltato riunite l’intervento di Miguel Gil Tertre, Capo dell’Unità analisi economica, previsione, ripresa della Direzione Generale Energia della Commissione europea.

L’audizione era in merito all’esame degli atti dell’Unione rientranti nel pacchetto Fit for 55, ovvero quelle proposte legislative volte a raggiungere entro il 2030 gli obiettivi del Green Deal e, in particolare, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990. Questo piano rischia però di scontrarsi con la dura attualità, tra aumenti del prezzo del gas e mancanza di risorse energetiche nell’immediato.

Due le strade che l’Ue sta percorrendo, ha detto Gil Tertre: da un lato la diversificazione dei fornitori di energia e combustibili fossili, dall’altro assicurarsi l’approvvigionamento necessario per garantire a tutti i cittadini di avere corrente elettrica e riscaldamento a sufficienza per il prossimo inverno.

Per quanto riguarda la prima, assistiamo già da tempo ad un vertiginoso aumento del prezzo del gas naturale, un’impennata incominciata nel luglio del 2021. Trai i motivi, principalmente fattori legati a domanda e offerta. La Cina ha incrementato la propria domanda di energia proveniente da combustibili fossili, di contro, la Russia (principale fornitore per l’Ue e non solo) non ha aumentato le esportazioni di gas e petrolio.

A tutto ciò si è aggiunta ovviamente l’attualità, la guerra in atto in Ucraina e le conseguenti sanzioni alla Russia hanno aumentato il premio di rischio per il gas naturale. L’Unione a proposito ha reagito e ha presentato una proposta per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi (attualmente al 45,3%): il piano RePower EU.

Un discorso non facile data la forte eterogeneità dei paesi: per il gas, ad esempio, l’Ungheria è dipendente al 95% mentre la Spagna non lo è quasi per nulla. Se si prende il petrolio poi, quello russo costituisce quasi il 100% dell’approvvigionamento in Slovacchia ma solo il 20% in Polonia e in Germania.

Miguel Gil Tertre ha precisato comunque che non si intende affatto abbandonare il Green Deal, anzi, «se lo avessimo accelerato qualche anno fa, la situazione oggi sarebbe migliore […] ma nel brevissimo periodo dobbiamo cercare di diversificare e agire sul lato della domanda, ad esempio facendo affidamento sul gas naturale liquefatto».

Proprio riguardo al gas liquefatto, la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen già a marzo, al termine di un colloquio con il presidente americano Joe Biden, aveva annunciato la sottoscrizione di un accordo volto ad «avere più gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti per l’Ue, che rimpiazzerà il gas naturale liquefatto che finora ci è arrivato dalla Russia».

Il secondo punto è garantire l’approvvigionamento necessario di risorse energetiche. «Dalla primavera del ‘21, ci sono state carenze sullo stock in Europa, sono arrivati dei quantitativi prenotati da lungo termine ma non nuovi» ha commentato il Capo dell’Unità analisi economica. Per far questo, la Commissione ha proposto una base giuridica dell’80% come stoccaggio minimo di tutti i paesi Ue, così da permettere l’approvvigionamento di gas. Una soluzione raggiungibile potenzialmente attraverso l’abbattimento delle imposte, oppure utilizzando finanziamenti pubblici così da diminuire il prezzo al dettaglio.

Ad ogni modo, ricorda Gil Tertre, un elemento importante da tenere sempre in considerazione è la differenza tra i vari stati membri, che obbliga ad una visione complessiva del problema e a non limitarsi solo alla propria situazione nazionale: «La sicurezza nell’approvvigionamento va di pari passo con la solidarietà all’interno dell’Unione».

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