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Iran, 60 giorni di guerra, ma Trump non s’arrende al Congresso e minaccia gli alleati

01
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia

La guerra all’Iran, iniziata il 28 febbraio con l’aggressione aerea e missilistica israelo-americana, compie 60 giorni: a partire da oggi, a termini di legge, lo presidente Usa Donald Trump dovrebbe chiedere al Congresso l’autorizzazione per proseguire il conflitto o, almeno, inviargli una richiesta di protrarre le ostilità per ulteriori 30 giorni. Ma il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha ieri detto al Congresso, nel suo secondo giorno consecutivo di audizione, che la Casa Bianca non intende fare né l’una né l’altra cosa, perché considera che la tregua in atto ‘sine die’ sospende di fatto il computo dei 60 giorni.

Intanto, Trump valuta i nuovi piani di guerra, che contemplano attacchi brevi e mirati, presentatigli ieri dai vertici militari Usa e minaccia gli alleati, che si sono comportati in modo “orribile” verso l’America, in particolare Germania, Italia, Spagna, di ritirare truppe Usa dai loro territori: un intento che – pare – coglie di sorpresa il Pentagono.

Al magnate presidente non basta certo una lunga telefonata, mercoledì, con il presidente russo Vladimir Putin per sbloccare lo stallo con l’Iran – e tanto meno quello con l’Ucraina -. E l’economie americana, iraniana, mondiale continuano a subire i contraccolpi d’una guerra che, senza risolvere nessun problema, ne ha creati di nuovi ed enormi.

Ma Trump continua a trastullarsi modificando in senso per lui agiografico la geografia planetaria, chiamando sul suo social Truth lo Stretto di Hormuz Stretto di Trump: una mania di grandezza che lo induce pure a mettere la sua firma sul dollaro e la sua immagine sui passaporti degli americani, tutte mosse che l’opinione pubblica del suo Paese accoglie con profondo disappunto.

La ‘querelle’ tra l’Amministrazione e il Congresso, Trump chiede un ‘time out’
Il sito Axios riassume con una formula sportiva la ‘querelle’ tra l’Amministrazione e il Congresso: l’Amministrazione “chiede un ‘time out’ per i poteri di guerra”. Nel linguaggio del basket (e non solo), il ‘time out’ è quando un allenatore chiede di fermare il tempo di gioco per un minuto e conferisce con i suoi giocatori: lo usi quando sei in difficoltà, non quando tutto va bene.

“Hegseth – scrive il New York Times – sostiene che il cessate-il-fuoco con l’Iran ferma l’orologio per ottenere l’approvazione del Congresso… I 60 giorni sono un importante scadenza istituzionale perché il presidente ritiri le forze o chieda l’avallo del Congresso per continuare le ostilità…”. Analoga l’impostazione del Washington Post, che ricorda che cos’è il War Powers Act, la legge che limita i poteri di guerra del presidente.

Le parole di Hegseth al Congresso coincidono con le minacce del presidente agli alleati. Per la Fox, che parla di una “rottura strategica”, “Trump se la prende con gli alleati ‘assolutamente orribili’ e minaccia di ritirare truppe Usa dai loro territori”. La Cnn mette in evidenza che la minaccia è rivolta a Germania, Italia e Spagna “a causa dei dissensi sulla guerra all’Iran”. L’irritazione anti-tedesca è alta dopo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto che l’Iran “ha umiliato” gli Stati Uniti.

Mercoledì, la prima giornata della doppia audizione di Hegseth, la prima dall’inizio della guerra, aveva coinciso con le stime del Pentagono sui costi del conflitto, 25 miliardi di dollari, senza contare il ripristino delle basi danneggiate in Medio Oriente dai contrattacchi iraniani.

Fortemente contestato, sono solo dai democratici, Hegseth se l’è presa coi parlamentari di entrambi i partiti che mettono in dubbio le ragioni della guerra e “ha detto il falso” – scriveva giovedì il NYT – per spiegare la rimozione di figure di primo piano dei vertici militari degli Stati Uniti.

La presentazione a Trump di nuovi piani per ulteriori operazioni militari Usa contrasta con il fatto che l’apparato bellico americano nella Regione è stato ridotto negli ultimi giorni, con la partenza d’una delle tre portaerei impegnate nel conflitto, la Ford, che deve rientrare alla base per lavori di manutenzione. Restano la Lincoln e la Bush con le loro squadre navali.

Secondo la Cnn, i piani di Trump per incrementare la produzione di armamenti richiederanno anni per dare risultati: le industrie della difesa hanno progetti per accelerare e incrementare la produzione di munizioni, ma non riusciranno ad attuarli in tempi brevi

L’impatto economico della guerra mai così forte
I costi della guerra all’Iran si dilatano, come si dilatano le conseguenze economiche planetarie. Ne sono un segnale le decisioni di mercoledì della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, che ha lasciato invariato il costo del denaro, in presenza di dati sulla crescita migliori del previsto (2% nel primo trimestre 2026, compreso un mese di guerra), ma pure d’un aumento dell’inflazione inevitabile per il lievitare dei costi dell’energia.

Mercoledì, il presidente uscente della Fed Jerome Powell ha annunciato che, quando lascerà il posto a metà mese, una volta confermato dal Senato il suo successore designato dal presidente Trump, Kevin Warsh, continuerà a sedere nel consiglio della Banca centrale. Così, Trump non potrà nominarvi un altro suo fedelissimo.

Dopo dieci mesi di una guerra scatenata senza un motivo e senza un obiettivo, se non la volontà d’Israele d’annientare un pericolo, le due parti sono bloccate sulle rispettive posizioni e il prezzo della benzina alla pompa negli Stati Uniti ha toccato un picco assoluto il più alto dal marzo 2022, subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Gli Stati Uniti vogliono infliggere all’Iran “sofferenze economiche” tali da spingerlo alla resa, ma per ora le trattative sono ferme, anche se Trump – riferisce la Cnn – sostiene che solo lui e un paio di altre persone sanno a che punto siano davvero i negoziati. Il Wall Street Journal insiste da giorni sulle difficoltà dell’Iran a gestire la situazione: “Teheran punta su una soluzione negoziale, perché non riesce a rompere il blocco imposto dalla US Navy ai suoi porti … e non ha il pieno controllo dello Stretto di Hormuz”. 

Per la Cnn, Trump scommette che il blocco dei porti riuscirà a spezzare la resistenza iraniana e progetta. La Fox titola che il blocco sta “stritolando” l’Iran: gli Usa avrebbero anche scoperto e smantellato un meccanismo di contrabbando del petrolio iraniano per 800 milioni di dollari.

Secondo il WSJ, Washington sta cercando di formare una nuova coalizione per garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz, mentre la decisione degli Emirati arabi uniti di lasciare l’Opec segnala l’emergere di un nuovo ordine politico regionale in Medio Oriente.