L’intreccio tra il movimento pro-palestinese (ProPal) e l’islamismo non è casuale né marginale. È il prodotto di evoluzioni storiche e di convergenze strategiche che si sono rafforzate dopo il 7 ottobre 2023. 
Il nazionalismo palestinese moderno nasce in chiave prevalentemente laica con l’OLP di Arafat. Dalla fine degli anni Ottanta, però, emerge Hamas come espressione armata della Fratellanza Musulmana in Palestina. La Carta del 1988 è esplicitamente islamista: invoca la jihad e contiene riferimenti antisemiti (Protocolli dei Savi di Sion e hadith sull’uccisione degli ebrei). Anche la versione del 2017 mantiene l’obiettivo di eliminare Israele “dal fiume al mare”. 
In Palestina, Hamas ha governato Gaza dal 2007 e ha goduto di sostegno rilevante. I sondaggi del Palestinian Center for Policy and Survey Research hanno registrato picchi oltre il 40% e, anche negli anni successivi, quote significative di palestinesi hanno considerato “corretta” la decisione del 7 ottobre o si sono opposti al disarmo di Hamas. 
In Occidente l’intreccio si manifesta nella cosiddetta “alleanza rosso-verde”: gruppi di sinistra radicale e progressisti condividono con gli islamisti l’anti-sionismo, l’anti-imperialismo e la critica all’ordine liberale. Organizzazioni come Students for Justice in Palestine o American Muslims for Palestine presentano legami documentati con reti della Fratellanza Musulmana. Nelle proteste post-7 ottobre, slogan, reticenza a condannare Hamas e presenza di simboli islamisti mostrano una sovrapposizione che supera la solidarietà umanitaria. 
In Italia il caso di Mohammad Hannoun è emblematico: presidente dell’Associazione dei Palestinesi, inserito nella blacklist del Tesoro USA e arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas attraverso associazioni presentate come benefiche. Le sue reti si intrecciano con piazze ProPal, centri sociali e ambienti della sinistra antagonista. 
L’islamismo politico ha colonizzato una parte consistente della narrativa, trasformando la causa palestinese in veicolo di un progetto più ampio anti-occidentale. La strumentalizzazione è reciproca: la sinistra trova un nuovo “oppresso” dopo il proletariato; gli islamisti ottengono legittimità e coperture nelle democrazie europee





