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Ucraina: Melania ruba la scena (e i meriti) a papa Leone XIV per la tregua a Oleshki

24
Ottobre 2026
Di Giampiero Gramaglia

Melania Trump si fa bella di meriti suoi, ma anche e forse soprattutto di Papa Leone XIV, e si vanta di avere ottenuto una tregua umanitaria a Oleshky, pezzo di terra ucraina nella regione del Kherson, ormai ridotto allo stremo. A dare l’annuncio è stata la Casa Bianca: il cessate-il-fuoco consentirà agli aiuti di entrare nella località assediata e di evacuare i civili rimasti, per lo più anziani. Mosca precisa che le forze russe osserveranno la tregua a partire dalla notte tra lunedì e martedì prossimi.

Nei giorni scorsi, il Papa aveva telefonato ai presidenti russo e ucraino Putin e Zelensky, per parlare loro della situazione di Oleshki e spronarli alla tregua.

Per definire i termini dell’operazione, la First Lady statunitense ha lavorato – dice la Casa Bianca – “con i vertici russi e ucraini”. “È apparso del tutto evidente che, senza il mio intervento, sarebbe stato impossibile far arrivare aiuti umanitari in città ed evacuare gli anziani”, afferma Melania, impegnata da tempo a favorire il ricongiungimento familiare dei bambini separati dai propri cari.

Il presidente Trump ha elogiato la moglie, ma ne ha escluso un coinvolgimento nei negoziati a tre Usa, Russia e Ucraina che riprenderanno a novembre ad Abu Dhabi – a rappresentare la famiglia, lì, ci sarà il ‘primo genero’ Jared Kushner -. “Lei vuole salvare i bambini – dice Trump di Melania -: questo è il suo focus. Le due parti stanno cooperando con lei, sta facendo un buon lavoro”.

Dal Cremlino, è arrivato un plauso alla First Lady: “Ha dato un significativo contributo”, riconosce il portavoce Dmitry Peskov..

Con l’Ucraina e in particolare con il presidente Zelensky,  i rapporti di Trump restano tesi, specie dopo il congelamento delle sanzioni alla Russia e il rallentamento dell’operatività di Starlink. Si discute su chi abbia dato l’ordine di rallentare i servizi forniti a Kiev dalla rete satellitare: molti pensano sia stato Elon Musk, il proprietario di Starlink,che ha un atteggiamento ostile verso Zelensky e l’Ucraina.

Trump, però, lo difende, forse perché Musk è – ad oggi – il maggiore finanziatore della campagna dei repubblicani per le elezioni di midterm: ha donato quasi mezzo miliardi di dollari.

Un gruppo bipartisan di senatori ha avvertito la Casa Bianca che bloccherà tutte le nomine di Trump giacenti in Senato fino a che il servizio di Starlink per Kiev non sarà ripristinato al cento per cento. La velocità di connessione è ancora limitata per le operazioni militari. In mancanza di uno Starlink al 100% e di Patriot, l’Ucraina è più esposta ai continui pesanti attacchi russi.

Trump pare ora avere fretta di chiudere una guerra che aveva promesso di risolvere in due giorni quando è stato eletto. La speranza è quella di un’intesa entro la fine dell’anno, con una pace firmata al G20 di dicembre in Florida. C’è però perplessità e scetticismo su questa tempistica accelerata.

Sui fronti mediorientali, Axios, che ci mette il banner ‘scoop’ come spesso fa, e il New York Times puntano sulle asserite nuove minacce iraniane contro interessi americani nella Regione e altrove, nell’ipotesi di una ripresa delle ostilità: il rischio era stato evidenziato ieri dal Wall Street Journal. Un memo dell’intelligence statunitense avverte di “avanzati complotti iraniani per uccidere rappresentanti degli Stati Uniti in giro per il Mondo”. Per l’appunto, l’Iran ha “sostanzialmente incrementato” i suoi sforzi “per individuare e uccidere” diplomatici e funzionari degli Stati Uniti “nel Medio Oriente e altrove”: i piani omicidi sono “in uno stadio di preparazione avanzato”..

Il memo è stato trasmesso al segretario di Stato Marco Rubio, che ha disposto misure di sicurezza accresciute e la riduzione delle presenze non essenziali nella Regione. Per il New York Times, “Il governo federale ha ordinato a diplomatici e a funzionari di lasciare l’Arabia saudita,  sta riducendo il personale altrove e lo ha messo in uno stato di allerta elevato”.

Invece, la Cnn punta i riflettori sulla CisGiordania: I Israele ha avviato  la demolizione di abitazioni dopo che due soldati sono stati uccisi in un attacco terroristico. Tutto ciò a quattro giorni di distanza dalle elezioni politiche del 27 ottobre. “un test cruciale per il premier Benjamin Netanyahu”. La tv ricostruisce come il governo Netanyahu abbia ridisegnato la presenza israeliana in CisGiordania, specie dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023: “Espansione e maggiore presenza dell’esercito e dei coloni, con impunità”.

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