Salute
San Bartolomeo, mille pazienti in tre anni: cure per chi è ai margini del sistema sanitario
Di Gianluca Lambiase
Mille pazienti assistiti, 3.660 prestazioni erogate e 75 nazionalità coinvolte. Sono questi i numeri che raccontano i primi tre anni del Progetto San Bartolomeo, l’iniziativa che riunisce Comunità di Sant’Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, la Fondazione dell’Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte con l’obiettivo di garantire accesso alle cure alle persone in condizione di fragilità sociale ed economica. Un percorso che, come emerso nel corso dell’evento ospitato nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, punta a superare il solo dato quantitativo per costruire un modello stabile di presa in carico dei pazienti lungo l’intero iter di cura.
Per Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, il progetto rappresenta un’esperienza concreta di inclusione sanitaria: “Il progetto San Bartolomeo è un progetto di democrazia sanitaria per far arrivare cura e assistenza a tutti”. Un’esperienza resa possibile anche dal lavoro di mediazione tra pazienti e strutture sanitarie: “Il ruolo della mediazione culturale è fondamentale innanzitutto perché mette insieme la persona che ha bisogno con l’istituzione”.
Sul tema dell’equità si è concentrato Guido Borsani, Presidente di Fondazione Deloitte, che individua nella riduzione delle disuguaglianze una delle principali sfide del sistema: “Le sfide che affrontiamo come Fondazione Deloitte si possono riassumere intorno a una parola che è quella di equità”. E aggiunge: “L’equità nell’accesso alle cure rappresenta una sfida ancora più importante”, sottolineando come il progetto si inserisca in un contesto più ampio di collaborazione tra attori diversi del sistema Paese.
Per Giovanni Arcuri, Direttore Generale dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, l’esperienza San Bartolomeo rappresenta una risposta concreta a bisogni sanitari non intercettati: “Il progetto San Bartolomeo è una risposta a tutti coloro che per diversi motivi non hanno accesso alle cure sanitarie”. Al centro resta la logica della presa in carico: “La vera vittoria è la presa in carico dei pazienti più fragili, che include anche cittadini italiani in condizioni di marginalità o difficoltà di accesso”.
Sulla stessa linea si è espresso Sergio Alfieri, Direzione Area Clinico-Scientifica dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che richiama la missione inclusiva del progetto: “Il progetto San Bartolomeo è una risposta a tutti coloro che per diversi motivi non hanno accesso alle cure sanitarie” e ha ribadito che “la vera vittoria è la presa in carico dei pazienti più fragili. Un approccio che punta a superare le barriere all’accesso e a intercettare anche chi tende a restare fuori dal sistema sanitario”.
Per Giusi Lecce, medico referente del progetto per la Comunità di Sant’Egidio, i tre anni di attività hanno rappresentato una sfida organizzativa e sociale importante: “Sono stati tre anni sicuramente molto sfidanti e quindi abbiamo accolto tutti quanti la sfida”. Centrale, nel lavoro quotidiano, il ruolo della mediazione culturale: “La mediazione culturale è trasmettere il messaggio e aiutare a fare da ponte tra il medico e il paziente, elemento chiave per costruire fiducia e continuità di cura”.
Il valore del modello emerge anche dalle parole di Davide Lipodio, Health Care Leader Deloitte, che sposta l’attenzione dal dato numerico alla struttura del progetto: “Mille pazienti sono un obiettivo straordinario. Devo dire che ancor di più del valore numerico è importante sottolineare il modello con cui questi mille pazienti sono assistiti e seguiti dall’ospedale”. Un modello basato sulla continuità: “Dare a queste persone una risposta completa e complessiva lungo tutto il percorso”.
Per Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean, l’analisi dell’impatto richiede una lettura multidimensionale che tenga insieme aspetti clinici, psicologici e sociali: “Per poter valutare un impatto del sistema sanitario che sia accogliente e che dia voce soprattutto a una prospettiva di genere è necessario analizzare queste le tre dimensioni nel loro insieme: quella clinica, quella psicologica e quella sociale”.
Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre, Deloitte Central Mediterranean, ha evidenziato infine il valore del lavoro quotidiano sul campo e la collaborazione tra professionisti sanitari e partner esterni, elemento essenziale per garantire continuità assistenziale e risposte concrete ai bisogni dei pazienti più fragili.
Riprese e montaggio di Rachele Maria Curti





