Politica

Vannacci replica a Meloni: «Chiede fiducia ma non accetta proposte»

30
Giugno 2026
Di Giampiero Cinelli

Botta e risposta senza filtri. Roberto Vannacci non lascia passare l’attacco della presidente del Consiglio e ribatte colpo su colpo. In un colloquio con l’AdnKronos, il generale rovescia l’accusa: Meloni «chiede fiducia, ma non accetta suggerimenti, proposte ed emendamenti da chi vuole solo riportare coerenza nel centrodestra».

Il riferimento è alle parole pronunciate dalla premier in tv la sera precedente, quando aveva rimproverato a Futuro nazionale i ripetuti voti contrari alla fiducia in Aula. Vannacci risponde sullo stesso terreno: «Le alleanze si fanno in due. Non si può chiedere lealtà e poi ignorare chi pone questioni vere. Non si può pretendere il voto di fiducia a scatola chiusa, mentre ogni proposta seria viene respinta o trattata come un fastidio.»

«Chi vuole comandare da solo accusa gli altri di distruggere»

Il generale costruisce un parallelo netto tra chi cerca davvero un dialogo politico e chi invece pretende un’adesione incondizionata: «Chi vuole costruire ascolta e chi vuole comandare da solo accusa gli altri di distruggere.» Sulla contraddizione apparente tra aspirare a un’alleanza e aver votato più volte contro l’esecutivo, Vannacci ribalta i termini della questione: «Non siamo noi a dover dimostrare lealtà a voi, siete voi a dover dimostrare lealtà agli italiani.» E rivolgendosi direttamente a Meloni, suggerisce un canale più diretto rispetto agli scambi a distanza: «Se poi Meloni vuole parlare con me, conosce il mio numero di telefono… invece di continuare a fare illazioni per interposta persona.»

Le promesse mancate, secondo Vannacci

Sull’accusa di voler «solo distruggere», il leader di Futuro nazionale costruisce la propria difesa elencando gli impegni che, a suo giudizio, il governo non ha mantenuto: «Noi non vogliamo distruggere. Piuttosto ricordiamo bene. Ci ricordiamo il blocco navale, lo stop alle accise, le preferenze nella legge elettorale. E ci ricordiamo anche quel famoso “è finita la pacchia” rivolto all’Unione Europea.» Parole forti, promesse chiare, sintetizza Vannacci, ma «a fronte di quali risultati?». La sua lettura della nascita del proprio movimento ribalta quella della premier: Futuro nazionale non sarebbe nato per demolire la destra, ma «perché milioni di italiani non vogliono più una destra che promette battaglia e poi si adegua, che parla di sovranità e poi si prostra a Bruxelles».

L’affondo sulla legge elettorale

L’ultimo capitolo dello scontro riguarda la riforma elettorale, attualmente in discussione e su cui è atteso un vertice di maggioranza proprio in queste ore. Vannacci chiede a Meloni di tenere il punto sulle preferenze, terreno su cui Forza Italia e Lega frenano: «Presidente Meloni, se non vuole perdere completamente la faccia, almeno sulle preferenze nella legge elettorale dia un segnale», dando vita a «preferenze vere, senza posizioni bloccate, e parlamentari nominati». E rincara: «Tiri fuori gli attributi almeno su questo perché non costa un euro, non lo osteggiano le toghe rosse e non lo blocca la sua amica Frau von der Leyen.» Una richiesta che si chiude con una sfida diretta: Meloni «faccia vedere che almeno una cosa la riesce a portare a casa».