News

Iran: tregua “in terapia intensiva”, Trump valuta la ripresa della guerra, ma è in partenza per la Cina

12
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Il presidente Usa Donald Trump sta valutando “sempre più seriamente” la possibilità di riprendere la guerra all’Iran: il magnate presidente – riferiscono i media americani – è man mano più frustrato da come Teheran sta conducendo le trattative, ma nello stesso tempo cerca in tutti i modi d’evitare di rilanciare su larga scala le operazioni militari. Secondo la Cnn, c’è stato un incontro di Trump con il Consiglio per la Sicurezza nazionale e i vertici militari per discutere il da farsi.

In sortite pubbliche, ieri, Trump ha definito “spazzatura” la risposta iraniana alle proposte Usa, affermando che la tregua è “in terapia intensiva” e ha solo “l’1% di possibilità di sopravvivere”, salvo poi aggiungere che i negoziati possono ancora approdare a un accordo.

Un’assicurazione sulla vita della tregua è la missione in Cina che Trump farà, a partire da mercoledì per tre giorni, per parlare con il presidente cinese Xi Jinping di Iran e Ucraina, ma anche di Taiwan, e per discutere il contenzioso commerciale e ampliare la cooperazione fra i due Paesi. A confermare l’accento sull’economia della visita, la presenza nella delegazione di amministratori delegati d’importanti aziende, come Tim Cook di Apple e Elon Musk di Tesla.

Improbabile che Trump si presenti a Pechino dopo avere rilanciato l’offensiva militare contro Teheran, anche se c’è poco da sperare in un ruolo di mediazione attivo da parte della Cina. Xi preferisce agire dietro le quinte, come ha già dimostrato anche nel conflitto ucraino e come sta probabilmente facendo nei confronti dell’Iran e dei mediatori pachistani.

Del resto, la chiusura dello Stretto di Hormuz e il blocco imposto dalla US Navy ai porti iraniani creano problemi pure alla Cina, compromettendone gli approvvigionamenti energetici. La Fox dà molto spazio, questa mattina, ad un singolare retroscena della missione cinese di Trump & C.: Eileen Wang, ex sindaco di origine cinese di una cittadina della California, Arcadia, è accusata dall’Fbi di avere seguito, durante il suo mandato, indicazioni ricevute da autorità cinesi e rischia una condanna a dieci anni.

Per frenare l’aumento del costo del carburante alla pompa, Trump intende ridurre le tasse federali. Per farlo, però, deve ottenere l’autorizzazione del Congresso, fra diffuse perplessità sull’efficacia del provvedimento, che potrebbe favorire più le compagnie petrolifere che i singoli consumatori. L’idea conferma, nelle analisi dei media statunitensi, la limitatezza delle opzioni a disposizione dell’Amministrazione per contenere l’aumento dei prezzi innescato dal conflitto.

Se Washington cerca un modo per cessare la guerra e ripristinare i normali traffici energetici, Israele mantiene alta la tensione in Libano, dove la tregua pare solo esistere sulla carta. E Teheran lancia un monito all’Europa perché non invii navi da guerra nello Stretto – gli europei non ne hanno alcuna intenzione, almeno fino a che il conflitto non sia concluso -.

Fronte Ucraina, la Cnn chiede – senza dare risposte certe – perché il presidente russo Vladimir Putin abbia ora aperto una prospettiva di pace, nell’imminenza dell’arrivo a Mosca dei negoziatori Usa Steve Witkoff e Jared Kushner.

Le difficoltà del momento non impediscono a Trump di aprire nuovi fronti di polemica e tensioni. Intervistato dalla Fox, il presidente ha detto di stare “valutando seriamente” se “fare del Venezuela il 51° Stato Usa”, senza precisare né quando né come. La Casa Bianca ha poi commentato che Trump “è famoso per non accettare mai lo status quo”.

Dal canto suo, la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez ha invece respinto con forza ogni ipotesi di controllo statunitense sul suo Paese: il Venezuela – ha detto – “non è una colonia, ma una nazione libera”.