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Città: il 61% degli italiani soddisfatto della sua. Ma è vero?
Di Giuliana Mastri
Il 61% degli italiani si dichiara soddisfatto del luogo in cui vive, ma solo uno su quattro – il 25% – si definisce molto soddisfatto. È uno dei dati centrali del 3° Rapporto One Health «Il valore sociale delle città. Periferie vitali: la nuova frontiera del vivere urbano», realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma insieme all’Istituto Piepoli su un campione di mille cittadini e sedici esperti. Il quadro che emerge è quello di un rapporto complesso tra cittadini e contesto urbano, segnato dal desiderio di tranquillità e servizi da un lato, e da criticità strutturali persistenti dall’altro – soprattutto nelle periferie.
Il Rapporto ribalta l’idea tradizionale della periferia come spazio marginale. Non più zone dormitorio, ma luoghi strategici dove costruire modelli di città più sostenibili, inclusivi e vivibili. Le periferie vengono descritte come realtà molto diverse tra loro: quartieri storici consolidati, aree ad alta immigrazione definite «fabbriche di cittadinanza», nuove periferie benestanti ma prive di identità, e quartieri rigenerati attraverso interventi urbanistici e sociali.
Sul fronte delle preferenze abitative, il 30% degli italiani sceglierebbe di vivere in una periferia ben servita, mentre solo il 16% preferirebbe il pieno centro cittadino. A spingere verso le periferie sono soprattutto la ricerca di tranquillità, la presenza di aree verdi, il minor traffico e una migliore qualità ambientale. Guardando al futuro, il 38% degli intervistati ritiene che i piccoli centri garantiranno una migliore qualità della vita nei prossimi anni, il 27% punta sulle città di medie dimensioni e quasi la metà – il 46% – non crede più che vivere in centro significhi automaticamente vivere meglio.
Le priorità indicate dai cittadini per migliorare la qualità della vita urbana sono chiare. Il trasporto pubblico è al primo posto con il 40%, seguito da sicurezza e ordine pubblico e opportunità di lavoro, entrambi al 34%. Il 33% chiede il potenziamento dei servizi sanitari e dell’assistenza alle persone, mentre il 30% punta sulla qualità ambientale e gli spazi verdi. Quando mancano trasporti, sicurezza e servizi essenziali, aumenta inevitabilmente il disagio sociale; al contrario il benessere è strettamente legato a relazioni di comunità, aree verdi, sicurezza percepita e occasioni di socializzazione.
Il concetto di benessere abitativo, secondo il Rapporto, non dipende soltanto dall’abitazione in sé ma dal contesto in cui essa si inserisce. Il 53% degli intervistati considera fondamentale vivere in un quartiere tranquillo e salubre, il 49% una casa dalle dimensioni adeguate, il 47% la presenza di servizi essenziali e il 45% l’efficienza dei collegamenti pubblici. La casa non è più un’isola separata dalla città, ma parte di un ecosistema fatto di relazioni, mobilità e qualità ambientale.
Uno dei concetti chiave dello studio è il superamento della semplice «riqualificazione» urbana a favore della «rigenerazione»: un modello che non riguarda solo edifici e infrastrutture, ma il tessuto sociale, economico e ambientale dei quartieri. L’obiettivo è costruire città policentriche con quartieri autonomi ma interconnessi, capaci di offrire servizi e opportunità senza costringere i cittadini a spostarsi continuamente verso il centro. In questa visione è centrale il paradigma One Health, secondo cui salute umana, ambiente e contesto sociale devono essere affrontati in modo integrato.
Sul ruolo delle istituzioni, il dato è netto: il 72% degli italiani considera i Comuni i principali responsabili del miglioramento dei luoghi in cui si vive, seguiti dalle Regioni al 58% e dallo Stato al 49%. Eppure sono proprio le istituzioni a essere percepite come i soggetti più assenti nella gestione delle criticità urbane, mentre associazioni di volontariato, parrocchie, comunità di quartiere e Terzo Settore vengono considerate più efficaci, nonostante dispongano di risorse molto inferiori.
Sul fronte degli investimenti pubblici, l’Italia è il secondo beneficiario dei fondi di coesione europei con oltre 42 miliardi di euro: di questi, 2,4 miliardi sono riservati alle strategie urbane e oltre 4,5 miliardi finanziano interventi nel settore abitativo e nella rigenerazione delle città, puntando su housing accessibile, mobilità sostenibile, efficientamento energetico e nuovi spazi pubblici.
Il Rapporto è stato presentato alla Camera dei Deputati. Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto ha sottolineato come i cittadini non «fuggano» dalle periferie, ma dall’abbandono e dalla carenza di servizi. Il viceministro Maria Teresa Bellucci ha posto l’attenzione sulla transizione demografica e sulla necessità di progettare città più adatte a una popolazione sempre più anziana. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha ribadito l’importanza di un approccio integrato tra salute, ambiente e inclusione sociale.





