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Iran: Trump al bivio tra intesa e ripresa dei bombardamenti, Rubio a Roma
Di Giampiero Gramaglia
Alimentata dalle altalenanti dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, l’incertezza sulle sorti della guerra all’Iran domina l’informazione internazionale questa mattina, dopo che – ieri – Axios aveva annunciato, forse con eccessivo, ottimismo che l’intesa tra Usa e Iran era vicina e che c’era convergenza tra Washington e Teheran su un memorandum di una sola pagina. Ma, poco dopo, l’Ap aveva a sua volta annunciato una possibile e imminente ripresa dei bombardamenti, sospesi ormai da un mese, se l’Iran non riaprisse alla navigazione lo Stretto di Hormuz. Dal canto suo, Israele bombardava Beirut per la prima volta dall’inizio della tregua israelo-libanese, facendo vittime civili.
Nella nebbia di dichiarazioni contraddittorie e di informazioni non confermate, due elementi emergono: il desiderio, e forse l’urgenza, di Trump di chiudere il conflitto prima della sua missione a Pechino, a metà della prossima settimana; ed i timori dell’Arabia saudita e dei partner degli Usa nel Golfo per la crisi energetica e economica internazionale, che – secondo la Nbc – sono all’ordine della repentina chiusura dell’operazione navale Project Freedom.
Per il New York Times, Usa e Iran mandano messaggi contraddittori sullo stato dei negoziati, mentre le giravolte di Trump spiazzano anche il segretario di Stato Marco Rubio che è oggi e domani a Roma senza ben sapere a che punto sono e dove stanno andando le trattative (da cui lui è di fatto tagliato fuori).
Secondo il Washington Post, Washington e Teheran non sono neppure capaci di dire che cosa hanno finora concordato. E il giornale rivela che gli obiettivi americani colpiti dagli iraniani, come forma di ritorsione agli attacchi aerei e missilistici israelo-americani, sono più numerosi di quanto finora creduto: sono 228 gli obiettivi americani danneggiati, basi militari, sistemi d’arma, rappresentanze diplomatiche, sedi economiche, commerciali e accademiche. I militari Usa caduti sono 13, i feriti quasi 500.
Lo stallo lascia in standby l’imponente apparato militare mobilitato dagli Usa nella regione, mentre la Cina – senza fare nulla – continua ad acquisire influenza in Asia e altrove nel Mondo: quando incontrerà Trump la prossima settimana, il presidente cinese Xi Jinping sarà in posizione di forza, oltre ad avere dalla sua l’innato vantaggio di avere le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere
Fra le tante voci che sollecitano Trump a uscire dal pantano, c’è quella dell’industria aeronautica, preoccupata per l’aumento dei costi del kerosene, ma anche perché l’incertezza politica-militare condiziona e frena gli spostamenti. E poi c’è la saga degli equipaggi – 20 mila marittimi – delle navi alla fonda nel Golfo Persico e fuori dallo Stretto di Hormuz, ormai a corto di viveri e senza certezze su quando potranno raggiungere i loro porti di destinazione e ritrovare le loro famiglie.
La Cnn dice che l’Iran potrebbe rispondere oggi alle ultime proposte degli Stati Uniti, dopo che Trump, ieri, aveva parlato di “conversazioni molto buone” con Teheran nelle ultime 24 ore. Nell’analisi della tv ‘all news’, Trump sta “semplificando i temi sul tavolo”, nel tentativo di indurre i moderati del regime a tornare a trattare.
Politico scrive, senza mezze parole, che “l’ego di Trump è il principale ostacolo all’accordo”, perché il presidente non dà ascolto “agli alleati arabi e ai suoi consiglieri” che insistono che, per accettare un’intesa, l’Iran deve potere salvare la faccia”, mentre il magnate presidente vuole ottenere una capitolazione.
Caso Epstein: pubblicata la nota che conferma il suicidio
Guerra a parte, l’attenzione dei media negli Usa è assorbita, stamane, dalla decisione di un giudice d’autorizzare la pubblicazione della nota con cui Jeffrey Epstein annunciava e motivava il suo suicidio in carcere, a New York, nel 2019. L’appunto era stato trovato da un compagno di cella di Epstein ed era stato consegnato agli inquirenti, ma non era mai stato reso noto.
La decisione del giudice è stata innescata da una richiesta di accesso ai documenti del New York Times. Alcuni passaggi sono difficili da decifrare – la nota è scritta a mano –, ma l’essenziale è che Epstein, oltre a proclamarsi innocente, scrive: “E’ dolce potere scegliere il momento di dire addio”.
Tuttavia, i media avvertono che nessun tribunale e nessuna inchiesta ha finora avallato l’autenticità del documento, la cui pubblicazione, dunque, non segnerà la fine delle teorie complottiste secondo cui il finanziere pedofilo sarebbe stato ucciso perché non potesse parlare e compromettere i suoi amici ricchi e potenti.





