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Trump esalta economia e anti-immigrazione, spiega perché attaccare l’Iran
Di Giampiero Gramaglia
Nel discorso sullo stato dell’Unione più lungo della storia – con un’ora e 47′ battuto il record che era di Bill Clinton, un’ora e 39′ -, il presidente Usa Donald Trump ha esaltato i risultati a suo giudizio ottenuti nel primo anno del suo secondo mandato alla Casa Bianca, specie sui fronti dell’economia e dell’immigrazione, e ha spiegato perché è giusto prepararsi ad attaccare l’Iran, pur asserendo d’anteporre la diplomazia alle armi.
Sul discorso del presidente, titoli e giudizi dei principali media degli Stati Uniti sono simili. Eccone una carrellata: il New York Times, “Trump esalta le sue politiche economiche e anti-immigrazione e dà dei pazzi ai democratici”; il Washington Post, “Trump parte con toni positivi, poi cambia registro e attacca l’opposizione”; il Wall Street Journal, “Trump enfatizza una svolta dell’economia di cui molti elettori non si sono accorti”; la Cnn, “il presidente mette alla berlina i democratici sull’immigrazione, fa l’elogio dei dazi e inanella una cascata di affermazioni false”.
La Fox, conservatrice, titola: “Il presidente celebra ‘una svolta storica’ nell’economia, in un discorso zeppo di risultati e di moniti e fortemente centrato sull’economia”; e, poi, cita la frase “Non avete ancora visto nulla”.
Il sito Axios punta sull’Iran: “Trump dice di preferire la diplomazia, ma poi elenca i motivi per fare la guerra all’Iran”. Sull’Iran, il magnate presidente s’impegna “a non permettere mai che abbia l’atomica” e afferma che Teheran “ha già sviluppato missili che possono minacciare – oltre che Israele, ndr – l’Europa e le nostre basi all’estero” e “sta lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti”, senza fornire ulteriori dettagli.
Quanto alla guerra in Ucraina – la parola è stata pronunciata dopo oltre un’ora e mezza di discorso -, Trump sostiene di stare lavorando “duramente” per porvi fine; ripete che, se ci fosse stato lui, non sarebbe mai cominciata e deplora la morte, ogni mese, di 25 mila soldati sull’uno e sull’altro fronte, senza indicare la fonte del dato. E, naturalmente, ricorda di avere “già risolto otto guerre”.
Politico centra, invece, l’attenzione sui risvolti di politica interna del discorso di Trump. I sostenitori del presidente – scrive il sito – “sono sollevati, perché Trump è rimasto concentrato sui suoi temi, l’economia e l’immigrazione, anche se avrebbero voluto un’agenda più dettagliata delle cose da fare” di qui alle elezioni di midterm del 5 novembre. I democratici hanno reagito al discorso in vari modi, alcuni restando assenti, altri vociando proteste, altri in silenzio, e “hanno sciorinano le loro divisioni su come avvicinarsi al voto”. Fra le deputate che hanno lasciato l’aula a discorso quasi concluso, due icone della sinistra democratica, Ilhan Omar, la deputata del Minnesota di origini somale, e Rashida Tlaib, la deputata del Michigan musulmana.
La risposta ufficiale democratica allo stato dell’Unione di Trump, che ha promesso “di rimpiazzare le tasse con i dazi”, è stata affidata alla governatrice della Virginia Abigail Spanberger, centrista, eletta lo scorso novembre sottraendo lo Stato ai repubblicani, che ha puntato sul costo della vita. Alla visione di Trump di un’Unione “che cresce, è sicura e sta vincendo”, Spanberger ha replicato che il presidente “semina paura e mente sull’economia”.
Sul Washington Post, Amber Philips sintetizza così il discorso e il momento del presidente Trump: “E’ impopolare come lo era dopo l’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e una maggioranza degli elettori disapprova la sua gestione di ciascuna delle sue priorità, dall’economia all’immigrazione”, come indica l’ultimo sondaggio Ipsos per conto di WP e Abc, che colloca il tasso di disapprovazione al 60%. Inoltre, “la scorsa settimana, la Corte Suprema ha giudicatio illegittimi la maggior parte dei suoi dazi, che sono l’elemento centrale della sua politica economica. E, quest’autunno, il suo partito rischia di perdere il controllo del Congresso”. Eppure, “nonostante tutti questi venti contrari, Trump ha fatto un discorso aggressivo, sostenendo che i prezzi sono scesi, che i criminali sono stati deportati e che l’economia sta crescendo”. C’era tutto nelle parole d’esordio: “La nostra Nazione è tornata. Più grande, più ricca e più forte che mai prima”.
Da notare che il sondaggio Ipsos indica che economia e immigrazione sono i temi più polarizzanti della presidenza Trump: sono, cioè, quelli su cui ottiene il massimo dei consensi dai suoi sostenitori e il massimo delle critiche dai suoi oppositori.
Con il Congresso riunito in sessìione plenaria, ad ascoltare il discorso, com’è tradizione, c’erano vertici militari e giudici della Corte Suprema, con il loro presidente John Roberts. Trump ha definito “infelice” la sentenza con cui la Corte ha bocciato i suoi dazi.
Fra le polemiche che hanno preceduto e accompagnato il discorso sullo stato dell’Unione, quella relativa all’invito ad assistervi rivolto alle squadre di hockey maschile e femminile degli Stati Uniti appena reduci dai trionfi olimpici. Gli uomini lo hanno accettato, le donne lo hanno rifiutato, citando difficoltà logistiche. In realtà, molte atlete non hanno gradito il modo in cui l’invito è stato loro rivolto (“Devo invitare anche loro: se non lo faccio, mi becco un ‘impeachment’”, ha detto Trump parlando alla squadra maschile) e alcune sono sue dichiarate oppositrici.





