Cronache USA
Davos, Trump fa retromarcia su Groenlandia, oggi Medioriente e Ucraina, poi tocca all’Ue
Di Giampiero Gramaglia
Dopo la corsa in avanti delle minacce di dazi senza escludere l’uso della forza per impadronirsi della Groenlandia, ecco la marcia indietro: l’uso della forza accantonato e niente dazi extra che dovevano scattare il 1° febbraio, sulla base di un fantomatico ‘accordo quadro’ raggiunto parlando con il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Il presidente Usa Donald Trump dice di avere ottenuto “tutto quello che volevamo”. Per Rutte, c’è ancora “molto da fare”. Se ne continuerà a parlare, mentre Cina e Russia traggono vantaggio, secondo i maggiori media degli Stati Uniti, dello scompiglio in Occidente causato dagli ‘stop&go’ di Washington.
A Davos, c’è tutto e il contrario di tutto, come spesso accade, nel primo giorno di Trump al Forum economico mondiale. Oggi, il magnate presidente vede il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (un incontro ad alto rischio, dopo che ieri Trump s’è ‘lavato le mani’ del conflitto ucraino) e insedia il Boad of Peace per il Medio Oriente, che raccoglie adesioni (Israele, il Qatar, l’Egitto, la Turchia, l’Arabia Saudita e molti altri Paesi musulmani, la Russia e altri), ma anche qualche ‘no’ (Francia e altri) e molti ‘no, grazie, almeno per ora’ (Italia e altri).
Questa sera, i leader dei 27 dell’Ue si vedono a Bruxelles per discutere la linea da adottare verso l’alleato rivale che cambia di continuo posizione. L’idea di un direttorio mondiale privato, dove s’entra pagando un miliardo di dollari e che pretende d’essere alternativo all’Onu, raccoglie più critiche che consensi.
Il discorso di Trump a Davos, un po’ sconclusionato, come tutti i suoi, e il successivo annuncio (accordo sulla Groenlandia fatto, stop ai dazi) raccolgono commenti prudenti e diffidenti. Gelo, nella sala del Forum, quando il presidente parla di Groenlandia, nonostante Trump escluda qui, dopo non averlo fatto a Washington, l’uso della forza per acquisire l’isola di ghiaccio – chi era presente avverte un sospiro di sollievo fra il pubblico a questa affermazione -.
Trump, però, chiede “negoziati immediati” sulla Groenlandia che “è ovviamente parte dell’America del Nord” e che, quindi, è una componente della sicurezza Usa; vanta che l’economia statunitense “è in pieno boom”; accusa l’Europa di andare “nella direzione sbagliata”; si lamenta che la Nato abbia sempre trattato “molto male” gli Usa e sostiene che tutto il mondo ha approfittato degli Stati Uniti; dice che i dazi sono necessari per riparare i danni subiti; afferma che spetta all’Europa e alla Nato (e non all’America) occuparsi dell’Ucraina.
Qualche risatina quando Trump le spara grosse sui suoi meriti o, ripetutamente, confonde Islanda e Groenlandia –lui fa poi spiegare di avere volutamente usato i due termini come sinonimi, volendo Iceland dire ‘isola di ghiaccio’ -.
Dopo il discorso, l’incontro con Rutte e l’ ‘accordo quadro’, una delle cui componenti sarebbe – ma mancano conferme – il riconoscimento della sovranità statunitense sulle basi in Groenlandia (una già esiste). Molti media Usa hanno nei titoli termini come “dietrofront da capogiro” – Wall Street Journal e Washington Post, fra gli altri -. Il New York Times dice che la palla è agli europei, che devono decidere come comportarsi nei confronti di Trump, la cui inaffidabilità è ormai conclamata e che, parlando al Forum, ha mostrato scarsa considerazione per i suoi alleati, chiamando in causa personalmente il presidente francese Emmanuel Macron e il premier canadese Mark Carney.
Che i rapporti Ue – Usa siano al punto forse più basso che mai lo dimostra anche quanto avvenuto martedì a una cena col segretario al Commercio Usa Howard Lutnick, un ‘falco’ nel team di Trump, i cui attacchi all’Europa hanno indotto la presidente della Bce Christine Lagarde ed altri a lasciare prima della fine il banchetto.
La serata esclusiva, zeppa di vip di tutto il Mondo, ospitata da Blackrock e presieduta dal presidente del colosso finanziario Larry Fink, si è accesa al discorso i Lutnick: appena tre minuti, per dividere gli ospiti tra applausi e fischi.
Lutnick, che parlava per ultimo, ha duramente attaccato le politiche energetiche europee, definendo il continente “sempre meno competitivo” sullo scenario globale –una critica poi ripetuta da Trump-. Le parole di Lutnick sono state percepite come una risposta diretta alle dichiarazioni di Lagarde e altri leader europei, che al Forum avevano difeso la coesione e la solidità dell’Ue.
Nell’analisi del Wall Street Journal, la Cina esce vittoriosa dalla decisione di Trump di abbandonare la leadership dell’economia globale e di abbattere “le ultime vestigia dell’ordine internazionale liberal-democratico”. Per la Cnn, invece, la Russia trae vantaggio dai “giochi artici” in campo Nato.
Quanto al ‘Board of Peace’, il New York Times parla di un organismo “che ha uno scopo globale, ma un solo uomo al comando: l’iniziativa è l’ultimo esempio di come Trump stia smantellando l’ordine internazionale post Seconda Guerra Mondiale e stia costruendone uno nuovo, di cui lui è fulcro”. Politico scrive che Trump sulla Groenlandia “fa un passo indietro sull’orlo dell’abisso”, ma che “il danno è stato fatto”. La Fox parla di “disgelo” nel contenzioso sulla Groenlandia.
A margine delle vicende internazionali, Davos è anche teatro di una scenetta di politica interna: l’accesso alla Usa House allestita nella cittadina svizzera viene negato a Gavin Newsom, governatore della California, potenziale candidato alla nomination democratica per Usa 2028, feroce critico del presidente Trump, venuto qui a conoscere e a farsi conoscere.





