Cronache USA
Guerre: il Mondo conosce “un’eclisse globale”, i conflitti oscurano la luce della pace
Di Giampiero Gramaglia
“Nell’eclissi totale del Mondo”, il titolo del New York Times sovrappone il fenomeno astronomico a quelli geo-politici, con l’incapacità di chiudere le guerre che segnano il pianeta, dall’Iran a Gaza all’Ucraina a quelle magari più cruente ma dimenticate. E la cronaca s’intreccia con gli anniversari: cinque anni fa, i talebani riprendevano il potere in Afghanistan nel caos creato da intese malamente concluse l’anno prima dall’allora presidente Donald Trump e mal gestite – poi – dal suo successore Joe Biden.
Sul fronte iraniano, Trump continua ad affermare che gli Stati Uniti esercitano “il pieno controllo” sullo Stretto di Hormuz, ma in realtà la US Navy riesce sì a mantenere il blocco dei porti iraniani, ma non garantisce la libertà di navigazione: nello Stretto, si contano sulle dita delle mani le navi che transitano in un giorno, mentre, prima dell’aggressione israelo-americana all’Iran, erano centinaia.
Sul fronte libanese, in attesa di un nuovo round di negoziati ipotizzato a inizio settembre, Israele non intende lasciare il Sud del Libano, nonostante accordi in tal senso già intercorsi.
Sui fronti palestinesi, l’avvio della seconda fase delle intese per la Striscia di Gaza è bloccato: Israele subordina il proprio ritiro al completo disarmo di Hamas, mentre Hamas si dice disponibile al disarmo, se Israele si ritira. E nei Territori le angherie e le violenze – talora letali – dei coloni, spalleggiati dall’esercito, sui palestinesi si susseguono.
Sul fronte ucraino, in un’intervista alla Cnn il presidente ucraino Volodymyr Zelensky afferma che il 10% dell’arsenale statunitense di missili Patriot basterebbe ad annientare i missili russi. Ma non c’è possibilità che l’Ucraina ottenga le armi che desidera, ora che gli Usa sono a corto di missili e munizioni per garantire la sicurezza di Israele e delle loro basi nell’area del conflitto iraniano.
Secondo media diversi, il vice-presidente Usa JD Vance ha chiesto al presidente Zelensky che l’Ucraina cessi di attaccare petroliere russe in navigazione nel Mar Nero, per allentare le tensioni sui mercati dell’energia. Il New York Times segnala il rischio che gli attacchi russi a decine di navi cerealicole ucraine comprometta gli approvvigionamenti alimentari mondiali.
Le preoccupazioni elettorali condizionano n questa fase il premier israeliano Benjamin Netanyahu, atteso dalle politiche di ottobre, e il presidente Usa Donald Trump, che potrebbe vedere seriamente intaccato il proprio potere dall’esito del voto di midterm di novembre – i repubblicani potrebbero perdere il controllo della Camera e, più difficilmente, del Senato -.
Sui media Usa, gli strascichi delle polemiche per la ‘fuga’ di Trump da Ankara, l’8 luglio, appena concluso il vertice della Nato. Fa discutere la decisione di mettere in sicurezza il presidente e alcuni suoi pochi sodali e di usare come esca un AirForceOne carico di ministri, staff della Casa Bianca e giornalisti per un ipotetico attentato iraniano segnalato dall’intelligence israeliana e cui la Cia – scrive il Washington Post – non credeva.
Una buona notizia per l’Amministrazione Trump è ieri venuta dai dati dell’inflazione; che, a luglio, è stata del 3,4% su scala annua, in calo rispetto allo 3,5% di giugno (ma a febbraio, prima dell’aggressione all’Iran, era del 2,4%). I prezzi dell’energia restano, tuttavia, elevati. Non è affatto detto che il rallentamento nell’aumento dei prezzi sia già tale da indurre la Federal Reserve a ridurre il costo del denaro.





