Cronache USA

Epstein: tre milioni di nuovi files con 3200 citazioni di Trump. Via alle polemiche

31
Gennaio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Come distrarre l’America dai suoi guai? Offritele una nuova puntata del ‘caso Epstein’, anzi regalatele tre milioni di nuovi documenti sulle vicende del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere a New York nel 2019, e tutto il resto sparisce, o quasi, dalle prima pagine. Ci sono da visionare, fra l’altro, 2000 video e 180 mila foto.

Anche se, da quelle carte, per il momento, non spunta nulla di davvero esplosivo e che già non si sapesse. Il presidente Usa Donald Trump è nominato in 3200 dei tre milioni di documenti, mail, foto, video o altro, cioè in uno ogni mille. Ma di per sé questo non significa nulla, perché che Epstein e Trump si conoscessero e si frequentassero, almeno fino all’inizio del XXI Secolo, è cosa ben nota.

Come che sia, il ‘caso Epstein’ prevale, nei titoli, sulla designazione di Kevin Warsh a presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti – una nomina largamente anticipata -, e sull’inizio, nel fine settimana, di un mini-shutdown, cioè di una breve serrata dei servizi pubblici federali, nonostante il Senato abbia approvato ieri sera – questa notte, per noi – la legge che rifinanzia la spesa pubblica (ma la Camera la voterà solo all’inizio della prossima settimana). Senza contare gli sviluppi delle uccisioni a Minneapolis di due cittadini americani ad opera di agenti della polizia anti-migranti.

La pubblicazione dei documenti su Epstein era attesissima, perché il Dipartimento della Giustizia doveva ancora completare l’esecuzione all’ordine del Congresso di fare conoscere tutto il dossier sul caso in suo possesso, nell’intento di smantellare tutte le teorie cospirative sviluppatesi nel tempo intorno al personaggio.

Secondo Politico, i nuovi documenti confermano “l’ampiezza dell’orbita di Epstein”, cioè i contatti e l’influenza di cui il finanziare pedofilo godeva. A esplicitarlo, il sito pubblica un foto-montaggio di Epstein insieme a due sue ‘conoscenze’, Steve Bannon, l’ideologo della prima campagna presidenziale di Donald Trump, ed Elon Musk, che nel 2013 scriveva al pedofilo “Quando andiamo sulla tua isola?”, il luogo di tutte le depravazioni (ma non è detto che Musk ne fosse al corrente).

La Cnn, però, avanza dubbi sul fatto che questa massiccia pubblicazione di documenti abbia davvero svuotato gli archivi del Dipartimento della Giustizia, la cui responsabile Pam Bondi respinge le critiche di avere coperto Trump con gli omissis e, magari, tenendo nascosti alcuni files.

Quanto alle teorie cospirative, esse non finiranno mai. E i democratici denunciano, esplicitamente, la mancata pubblicazione “di tutti i documenti come richiesto dall’Epstein Files Transparency Act”: lo dice Norm Eisen, il legale che fu l’assistente di Barack Obama per l’etica del governo. Il deputato Ro Khanna, un ‘liberal’, esprime le stesse perplessità: “Il Dipartimento di Giustizia ha identificato sei milioni di paginepotenziali, ma ne sta pubblicando la metà dopo la revisione. Questo solleva dubbi sul perché il resto non viene reso noto”. Il suo collega Robert Garcia incalza: “Trump e il suo Dipartimento della Giustizia hanno ora detto chiaramente di non volere pubblicare il 50% dei files su Epstein pur affermando di averepienamente rispettato la legge. E’ scandaloso e preoccupante”.

Media id ogni tipo hanno già iniziato a spulciare i documenti, ricavandone rivelazioni episodiche, come quella che l’attuale segretario al Commercio Usa Howard Lutnick – quello che a Davis fece irritare con le sue affermazioni anti-europee la presidente della Bce Christine Lagarde – invito Epstein a una raccolta di fondi per Hillary Clinton, dopo essere rimasto “scandalizzato” alla vista della sala massaggi del magnate pedofilo, che era suo vicino di casa a New York.

Nei documenti, c’è uno scambio di email fra Melania Trump e Ghislaine Maxwell, partner sessuale e procacciatrice di prede di Epstein, circa due anni prima che l’attuale First Lady sposasse Trump. Melania si diceva contenta di incontrare a Palm BeachGhislaine, che le rispondeva chiamandola “tesoro”.

E ancora: una vittima di Epstein raccontò all’Fbi che Ghislaine l’aveva presentata a Trump e gli aveva fatto capire che lei era “disponibile”. Nel documento del 2021, la donna precisa che “non accadde nulla” tra lei e Trump.

C’è anche un’accusa di stupro nei confronti di Trump da parte d’una donna che intentò negli anni diverse azioni legali salvo poi ritirarle, l’ultima volta prima delle presidenziali 2016. Un atto dell’Fbi dettaglia gli abusi che la donna diceva di avere subito. Epstein si sarebbe “arrabbiato” perché sarebbe stato Trump – e non lui – a toglierle la verginità.

Molte ‘soffiate’ vennero inviate alla polizia federale prima delle presidenziali 2020: non è chiaro se siano storie vere, se fossero fatte per screditare o ricattare Trump e perché siano stato eventualmente ritirate. Una minorenne affermava di essere stata costretta a praticare sesso orale a Trump 35 anni prima. Una donna denunciava una tratta di esseri umani a sfondo sessuale nel club da golf di Trump a Rancho Palos Verdes, in California, fra il 1995 e il 1996. Un’altra ancora è raccontava che, incinta a 13 anni, aveva fatto sesso orale a pagamento con Trump, che sarebbe stato pure presente quando suo zio uccise il bambino appena nato. E c’è chi testimonia di essere stata presente a feste di Trump a Mar-a-Lago dove Epstein portava dei bambini e il futuro presidente li metteva all’asta.

La Casa Bianca non ha commentato tutte queste storie, rimandando a quanto già dichiarato, cioè che le carte pubblicate contengono “affermazioni false e sensazionalistiche contro il presidente, presentate all’Fbi prima delle elezioni del 2020”. 

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