Trasporti

Mobilità, la transizione cambia passo: «Ora serve una visione integrata»

24
Settembre 2026
Di Alessandro Caruso

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

La Settimana Europea della Mobilità è arrivatq quest’anno in una fase in cui la transizione del settore non può più essere letta soltanto attraverso la contrapposizione tra tecnologie, motorizzazioni o singole infrastrutture. Il tema scelto dalla Commissione europea, Mobility for Everyone, con un focus sull’equità tra generazioni, richiama una questione più ampia: costruire sistemi di trasporto accessibili e sostenibili, capaci di adattarsi a bisogni che cambiano rapidamente. È dentro questa cornice che Gianmarco Montanari, direttore generale di Most – Centro nazionale per la mobilità sostenibile, invita a leggere le priorità dei prossimi anni.

Per Montanari, rispetto anche solo a due o tre anni fa, la mobilità è diventata ancora più centrale nella programmazione economica e territoriale. A spingere il cambiamento sono tendenze che si sovrappongono: invecchiamento della popolazione, concentrazione nelle aree urbane, necessità di collegare i territori meno densamente popolati e aumento dei costi degli spostamenti. «Oggi, più che in passato, il tema della mobilità è fondamentale nella vita personale, sociale ed economica di un Paese», osserva. Il problema si sposta così dalla sola sostenibilità ambientale alla tenuta complessiva del sistema.

L’equità richiamata dalla European Mobility Week passa anche da qui. Una popolazione più anziana richiede servizi accessibili e capillari; le città concentrano flussi che mettono sotto pressione reti e infrastrutture; le aree periferiche rischiano invece di pagare la minore densità con servizi più costosi e meno frequenti. A questo si aggiungono il prezzo dell’energia e il costo dei mezzi. La mobilità sostenibile, dunque, non può essere soltanto più pulita: deve essere anche economicamente sostenibile.

C’è poi il tema della resilienza. Strade, ferrovie, porti e reti logistiche devono reggere volumi e bisogni diversi da quelli per cui molte infrastrutture sono state progettate. Per Montanari significa garantire «la continuità della possibilità di muoversi», con investimenti di ammodernamento e rafforzamento. Intelligenza artificiale e sistemi digitali possono migliorare efficienza, sicurezza e pianificazione, ma solo se inseriti in una strategia che tenga insieme persone, merci, territorio e infrastrutture.

È proprio l’approccio integrato il salto ancora da completare. Negli ultimi anni, secondo il direttore generale di Most, il confronto pubblico è maturato: la discussione non si esaurisce più nello scontro tra elettrico e non elettrico o in una lettura esclusivamente ambientale della transizione. «Manca forse ancora questa visione dell’ulteriore necessità di fare un passo avanti per vedere il sistema in maniera integrata», spiega. Da qui l’idea di una «valutazione di impatto sulla mobilità», per misurare come nuove opere, insediamenti o trasformazioni urbane modifichino flussi e accessibilità.

In questa prospettiva cresce il ruolo dei mobility manager e soprattutto delle amministrazioni locali. Montanari respinge però una lettura semplicistica del divario territoriale: esperienze avanzate e ritardi convivono sia al Nord sia al Sud. La differenza è nella capacità amministrativa e nella continuità delle politiche. La collaborazione tra Most e Anci sul Mobility as a Service va nella direzione di diffondere strumenti e conoscenze anche nei Comuni medio-piccoli.

Il passaggio decisivo sarà quello che si apre con la conclusione della stagione del Pnrr. Il Piano, riconosce Montanari, «ha accelerato molti processi» e dato ossigeno a numerose iniziative. Ma ciò che è stato avviato ora deve essere mantenuto, valutato e selezionato. Non tutto potrà proseguire con lo stesso perimetro, perché sono cambiate priorità e disponibilità finanziarie. La sfida è evitare che la fine della spinta straordinaria coincida con un arretramento degli investimenti. È questo il messaggio che la Settimana Europea della Mobilità rende più evidente: la transizione si misura sulla capacità di trasformare innovazione, infrastrutture e servizi in politiche stabili, accessibili e replicabili.