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Oltre il rumore
Di Giampiero Zurlo*
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto economico del Riformista)
Un Paese che perde fiducia nelle proprie istituzioni e nelle proprie imprese è un Paese che perde fiducia in sé stesso. È la convinzione che ha orientato la nascita del gruppo editoriale Urania e che anima il Policy & Business Forum come momento di dialogo tra i due soggetti da cui dipende il nostro futuro.
Credo che, in particolare negli ultimi anni, una parte dell’informazione italiana abbia purtroppo contribuito ad alimentare un clima di sfiducia nei confronti della politica e dell’economia. E credo che noi editori, per primi, dobbiamo interrogarci sulle conseguenze di questo fenomeno.
Non può essere tutto un talk show urlato, costruito per alimentare l’indignazione e inseguire gli ascolti. Non si può ridurre ogni confronto a uno scontro permanente, ogni questione a una contrapposizione. E non possiamo pretendere di raccontare la complessità del mondo in un reel social di trenta secondi.
Chi produce, chi innova, chi legifera e chi governa viene ormai costantemente attaccato nell’ossequioso rispetto di uno schema pericoloso. Ne deriva che troppo spesso il racconto delle istituzioni e delle imprese si concentra esclusivamente sugli errori, sui fallimenti, sulle polemiche.
Ma siamo sicuri che sia questa la strada migliore per il nostro Paese? Che il costante discredito reciproco possa produrre qualcosa di positivo?
È giusto cavalcare determinate pulsioni – la famosa pancia degli elettori e degli spettatori – perché generano ascolti e pubblicità? Oppure la televisione e, più in generale, l’editoria devono assumersi una responsabilità diversa nella formazione dell’opinione pubblica? L’informazione non si limita a raccontare la realtà, ma contribuisce anche a determinare il modo in cui viene percepita. E rappresentare quotidianamente le istituzioni e le imprese come soggetti poco affidabili, interessati esclusivamente al tornaconto di pochi, rischia di produrre danni strutturali.
Il giornalismo non deve per questo rinunciare alla critica. Sarebbe una contraddizione rispetto alla sua stessa funzione. Né le istituzioni e le imprese devono essere difese a prescindere. Ma c’è una differenza tra esercitare il diritto di critica e costruire sistematicamente un racconto fondato sulla delegittimazione, spesso anche forzando la verità dei fatti.
Si deve andare oltre il rumore, dando voce a chi crea valore, a chi produce, a chi assume decisioni, non soltanto a chi contesta; riconoscere che il confronto è più utile dello scontro, che la competenza merita più spazio della polemica e che raccontare ciò che funziona è importante quanto denunciare ciò che non funziona.
Questa impostazione ha anche una ragione economica.
Sono convinto che il dialogo tra imprese e istituzioni sia uno dei principali fattori di stabilità del sistema Paese. Quando i decisori pubblici godono della fiducia del mondo produttivo, si rafforza la credibilità delle scelte politiche ed economiche. E quando le aziende trovano nelle istituzioni interlocutori affidabili, possono programmare investimenti e affrontare con maggiore sicurezza le sfide dei mercati.
Il dialogo genera stabilità, la stabilità alimenta la fiducia e la fiducia favorisce gli investimenti, i consumi e quindi il lavoro e la crescita.
È un rapporto fondamentale, soprattutto in una fase internazionale caratterizzata da incertezza e da una competizione economica sempre più complessa. Le imprese hanno bisogno di regole chiare e di prospettive di lungo periodo. Le istituzioni, a loro volta, hanno bisogno di un sistema produttivo capace di investire, creare occupazione e contribuire allo sviluppo nazionale.
Per questo credo che oggi sia necessario rinsaldare un patto tra imprese e istituzioni.
Il Policy & Business Forum nasce proprio da questa idea. È un’occasione per confrontarsi sulle questioni che interessano il futuro economico e industriale dell’Italia e, allo stesso tempo, una rappresentazione concreta del lavoro che cerchiamo di svolgere attraverso i nostri mezzi di informazione.
Ci sono persone che ogni giorno rischiano, investono, innovano e contribuiscono a costruire il futuro di questo Paese. Le loro storie meritano di essere raccontate, e farlo è anche una responsabilità di chi fa il nostro mestiere.
*editore Gruppo Urania





