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Scuola, Meloni difende il tetto agli studenti stranieri: «Mattarella da ministro fece lo stesso»

23
Settembre 2026
Di Giuliana Mastri

Giorgia Meloni difende il tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi e, alla vigilia dell’arrivo del provvedimento in Consiglio dei ministri, chiama in causa Sergio Mattarella. La presidente del Consiglio respinge l’idea che la misura sia in contrasto con le parole pronunciate dal capo dello Stato a Brugherio e ricorda che, quando era ministro dell’Istruzione, lo stesso Mattarella aveva firmato circolari che invitavano a evitare la concentrazione degli alunni stranieri nelle stesse classi.

Intervenendo a «Cinque Minuti» e «Porta a Porta», Meloni ha rivendicato l’impostazione del decreto, atteso in Consiglio dei ministri. Il riferimento è alle parole con cui Mattarella aveva ricordato che la scuola «è aperta a tutti» e deve aiutare «a non formare ghetti».

«Come quando era ministro dell’Istruzione, redigeva circolari che, più o meno, invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe», ha osservato la premier, che ha quindi sostenuto di non leggere nelle parole del presidente della Repubblica una contestazione alla misura: «Totale mancanza di senso dello Stato», ha accusato invece la segretaria del Pd Elly Schlein, riferendosi alla scelta di Meloni di chiamare in causa il capo dello Stato.

Il punto centrale del provvedimento riguarda la distribuzione degli studenti stranieri che non parlano la lingua italiana. «Qual è il miglior modo per superare l’incomunicabilità se non la lingua?», ha chiesto Meloni. L’obiettivo dichiarato è evitare una concentrazione eccessiva nelle singole classi: «Tant’è che noi parliamo di ridistribuire i ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua».

La soglia prevista è del 30%, ma il decreto contempla deroghe. Il limite, secondo quanto riportato, non dovrebbe riguardare gli studenti che hanno frequentato le scuole dell’infanzia e non dovrebbe applicarsi neppure nelle aree in cui rispettarlo risulterebbe difficile. Per queste situazioni il governo ha previsto uno stanziamento di 14 milioni di euro destinato a rafforzare l’insegnamento dell’italiano nei contesti più complessi.

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha sintetizzato la ratio del provvedimento spiegando che «non sono le nazionalità che contano, quanto il livello di conoscenza dell’italiano». Meloni, dal canto suo, ha insistito sulla necessità di evitare classi nelle quali la prevalenza di studenti che non parlano italiano possa creare difficoltà: «Creare una distribuzione più equa nelle classi serve proprio a impedire un ghetto».

La questione si inserisce in un sistema scolastico nel quale gli studenti con cittadinanza non italiana sono 931.323, pari all’11,6% del totale. Il 65% frequenta scuole del Nord Italia. L’incidenza raggiunge il 13,7% nella primaria, il 12,7% nell’infanzia, il 12,6% nella secondaria di primo grado e l’8,6% nella secondaria di secondo grado. Tra le province, Prato registra la quota più elevata, con il 29,8%, mentre Oristano si ferma all’1,9%. I dati riportati nell’infografica mostrano inoltre una crescita consistente nel lungo periodo: gli studenti stranieri erano 370.803 nell’anno scolastico 2004/2005 e sono arrivati a 931.323 nel 2024/2025.

Sul piano politico, le opposizioni contestano sia il merito dell’intervento sia il richiamo della premier a Mattarella. Il Pd accusa il governo di voler favorire l’integrazione solo nelle intenzioni, mentre il Movimento 5 Stelle parla di «proclami xenofobi». Anche Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, ha criticato il decreto, ma da una posizione opposta rispetto alle forze di opposizione.

Meloni ha attaccato Vannacci anche per alcune sue recenti dichiarazioni sulla guerra in Ucraina, accusandolo di rilanciare la propaganda russa. «Posso non piacere, ma rappresento l’Italia e a chi si definisce “patriota” mi aspetto parole chiare, invece lui è rimasto in silenzio», ha affermato la presidente del Consiglio.

Il confronto sul decreto arriva mentre il testo si prepara al passaggio in Consiglio dei ministri. La misura, secondo le anticipazioni emerse, non introdurrebbe quindi un limite indistinto basato esclusivamente sulla cittadinanza, ma concentrerebbe l’intervento sulla conoscenza della lingua italiana e sulla distribuzione degli studenti nelle classi, prevedendo al tempo stesso deroghe e risorse aggiuntive nei territori dove l’applicazione della soglia risulterebbe più complessa.