Cultura

Marmomac 2026, Verona museo a cielo aperto. L’annuncio di Urso

22
Settembre 2026
Di Giampiero Cinelli

Verona si trasforma in un museo a cielo aperto alla vigilia della 60esima edizione di Marmomac. Con 18 installazioni disseminate nel centro storico, Marmomac and the City 2026 porta la pietra naturale fuori dagli spazi tradizionali della manifestazione per mostrarne le possibilità nell’arte, nel design e nella trasformazione dello spazio urbano.

La mostra diffusa anticipa l’inaugurazione di Marmomac, in programma domani, 22 settembre, e riunisce opere firmate da artisti e designer italiani e internazionali. L’obiettivo è ampliare la conoscenza e la cultura della pietra naturale, creando un dialogo tra le installazioni contemporanee e alcuni dei luoghi più riconoscibili della città.

Il percorso inaugurale, della durata di circa due ore, ha attraversato il cuore di Verona con le opere raccontate dal curatore Domenico Raimondi. Il tour ha toccato l’Arco dei Gavi, Porta Borsari, Piazza Erbe, il Cortile del Mercato Vecchio e Piazza dei Signori, per arrivare infine al Teatro Romano, dove la passeggiata si è conclusa con un aperitivo in terrazza.

Al centro del progetto c’è anche il rapporto tra territori che condividono una lunga tradizione legata alla lavorazione della pietra. A sottolinearlo è stato il direttore artistico dell’evento, Alberto Raimondi: «Marmomac and the City rappresenta il connubio tra Verona, Pietrasanta e Carrara. Tre città che amano il marmo e investono su una materia così preziosa. Abbiamo coinvolto più di 30 designer e architetti per realizzare 18 opere dedicate all’open design. Antico e moderno si incontrano in una location suggestiva come Verona, in modo da toccare con mano quello che si può realizzare con il marmo attraverso progetti di installazioni urbane, che possono essere utilizzati e vissuti dalla città, rendendola così comunità».

Le installazioni diventano così il punto d’incontro tra la dimensione storica della città e le applicazioni contemporanee del marmo, con progetti pensati non soltanto per essere osservati ma anche per entrare in relazione con gli spazi e con chi li attraversa.

A margine della passeggiata inaugurale è intervenuto anche il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, soffermandosi sul legame con Carrara e sul valore della pietra naturale per il sistema produttivo e culturale italiano.

«Siamo orgogliosi di aver rafforzato il nostro rapporto con una città come Carrara, così importante per la filiera della pietra naturale, un materiale che rappresenta un eccellenza nel nostro Paese. In apparenza è uno strumento freddo, ma se toccato con mani sapienti si trasforma in arte e design».

Marmomac and the City accompagna dunque Verona verso l’apertura della 60esima edizione di Marmomac, portando la manifestazione nel tessuto urbano e affidando alle 18 opere il compito di mostrare, direttamente negli spazi della città, le possibilità espressive e progettuali della pietra naturale.

Stoccaggio, a Verona l’annuncio di Urso
“Ho già detto al sindaco Venturini e al presidente Stefani che la nostra intenzione è attivare da subito una task force per lo sviluppo del progetto di sito Ue per lo stoccaggio di materie prime critiche. Un task force che coinvolga anche le altre due regioni che possono contribuire a questo risultato, quindi il Friuli Venezia Giulia col porto di Trieste e l’Emilia Romagna col porto di Ravenna”. Così, a proposito della candidatura di Marghera come polo dello stoccaggio delle materie prime critiche della Ue, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine dell’inaugurazione della sessantesima edizione di Marmomac presso la Fiera di Verona. “La Commissione Ue ci ha ascoltato – ha aggiunto Urso – perché abbiamo presentato un progetto pilota che è il più avanzato al momento in Europa e che ha al centro proprio l’area di Marghera. Un’area che è predisposta anche ad avere un distretto industriale sulla raffinazione e il riciclo delle materie prime critiche. Grazie poi alla piattaforma logistica del quadrante Europa di Verona, si può raggiungere quello che ci chiede la Commissione, cioè una connessione diretta con l’Europa, l’Austria, la Germania, la Francia, il bacino del Reno, per rifornire le imprese in caso di shock degli approvvigionamenti di materie prime critiche. Un fenomeno che purtroppo accade sempre più spesso e che anche l’ultimo conflitto nel Golfo Persico ha dimostrato”.

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