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Ricerca e innovazione, all’Europa servono 560 miliardi per colmare il gap
Di Virginia Caimmi
L’Unione europea mantiene una posizione di vertice nella ricerca scientifica mondiale, ma continua a perdere terreno quando si tratta di trasformare la conoscenza in tecnologie, imprese scalabili e crescita della produttività. Per raggiungere l’obiettivo di investire il 3% del Pil in ricerca e sviluppo entro il 2030 servirebbero circa 560 miliardi di euro aggiuntivi. È l’allarme che emerge dal rapporto 2026 della Commissione europea sulla performance dell’UE in scienza, ricerca e innovazione. L’Europa vanta dunque innovazione in campo scientifico, ma deve aumentare la capacità di trasformarla in crescita economica. È questa la fotografia scattata dal Science, Research and Innovation Performance of the EU 2026, il rapporto con cui la Commissione europea analizza punti di forza e debolezze del sistema continentale dell’innovazione. Sul fronte della produzione scientifica, l’UE resta un attore globale di primo piano: è seconda al mondo per output scientifico e il 57% delle pubblicazioni europee coinvolge collaborazioni internazionali. Anche la qualità della ricerca rimane elevata. Il problema si manifesta soprattutto a valle, quando i risultati devono diventare brevetti, tecnologie, nuovi prodotti e aziende capaci di competere sui mercati internazionali.
Il nodo principale è quello degli investimenti. Secondo le stime contenute nel rapporto, per centrare entro il 2030 il target europeo del 3% del Pil destinato a ricerca e sviluppo sarebbero necessari 560 miliardi di euro aggiuntivi. Un fabbisogno che rende indispensabile non solo rafforzare le risorse pubbliche, ma soprattutto mobilitare capitali privati e istituzionali. La questione è strettamente legata alla produttività. In un’economia globale sempre più dipendente dalla capacità di sviluppare e applicare rapidamente nuove tecnologie, Bruxelles considera ricerca e innovazione leve decisive per sostenere la crescita europea senza rinunciare agli obiettivi ambientali e alla tutela del modello sociale dell’Unione. Accanto alla carenza di investimenti, il rapporto individua nella frammentazione uno dei principali freni alla competitività. Le attività di ricerca e innovazione restano distribuite tra sistemi nazionali, regioni e istituzioni che non sempre riescono a operare con sufficiente coordinamento. Il risultato è una dispersione di risorse che limita la possibilità di raggiungere la massa critica necessaria nei comparti a maggiore intensità tecnologica. È proprio sulle tecnologie strategiche che il confronto internazionale diventa più difficile. L’Europa incontra ostacoli nel portare su larga scala le innovazioni e nel trasformare le scoperte scientifiche in leadership industriale, soprattutto in settori come intelligenza artificiale, semiconduttori avanzati e cloud computing. Tra i colli di bottiglia individuati figurano l’accesso ai finanziamenti, la valorizzazione della conoscenza e la diffusione commerciale delle tecnologie.
La Commissione punta quindi ad agire su più fronti. Per il bilancio europeo 2028-2034 ha proposto un rafforzamento delle risorse destinate alla ricerca e all’innovazione, accompagnato da strumenti per attirare maggiori investimenti privati. Tra questi c’è lo Scaleup Europe Fund, che ha già annunciato sette investimenti in aziende tecnologiche europee. Un secondo intervento riguarda il coordinamento. Con il futuro European Research Area Act, Bruxelles intende avvicinare le priorità di investimento europee e nazionali, migliorare la programmazione e rimuovere gli ostacoli alla circolazione di ricercatori, conoscenze e competenze all’interno dell’Unione. Sul versante delle imprese, la proposta di European Innovation Act punta invece a creare condizioni più favorevoli alla crescita delle società innovative, facilitando l’accesso agli appalti pubblici e sbloccando strumenti di finanziamento garantiti dalla proprietà intellettuale. Il tema è centrale soprattutto per le aziende che riescono a superare la fase iniziale di sviluppo ma incontrano difficoltà nel reperire in Europa i capitali necessari per crescere su scala internazionale. A completare il quadro c’è Choose Europe, l’iniziativa con cui l’UE punta ad attrarre e trattenere ricercatori, innovatori e imprenditori, in un mercato globale nel quale la competizione riguarda sempre più non soltanto capitali e tecnologie, ma anche talenti.
«I risultati del rapporto sottolineano il ruolo cruciale di scienza, ricerca e innovazione nel guidare la competitività, la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa», ha dichiarato la commissaria europea per Start-up, ricerca e innovazione, Ekaterina Zaharieva, richiamando la necessità di un programma ambizioso per la ricerca nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Il messaggio economico del rapporto è netto: l’eccellenza scientifica, da sola, non garantisce competitività. La partita europea si giocherà sulla capacità di concentrare gli investimenti, mobilitare capitali privati e creare un mercato nel quale tecnologie e imprese innovative possano crescere rapidamente. Il passaggio decisivo, per Bruxelles, è trasformare la forza dei laboratori europei in produttività, industria e leadership tecnologica.





