Politica

Pnrr, l’Italia non può fallire

02
Aprile 2023
Di Gianni Pittella

Non può far piacere che vi siano difficoltà da parte del Governo nel rispetto dei tempi previsti per l’attuazione del PNRR.

Anche chi è distante dal Governo Meloni non può rallegrarsi leggendo che si rischia di ridurre le aspettative e non utilizzare una parte cospicua dei fondi assegnati alla Italia.

Per tempo chi scrive aveva segnalato che la guerra aveva cambiato gli scenari, e che andava riconfigurato quanto meno lo scadenzario previsto in sede europea, perché è impensabile, nel mutato contesto, rispettare la deadline del 2026.

Ora si faccia ciò che si può, anche se con ritardo, ma l’Italia che ha ottenuto la somma largamente più ingente di finanziamenti e di prestiti del Next Generation Eu non può fallire l’impresa.

E non solo per il dovere di attuare le misure di ripresa e di resilienza post Covid, ma anche per non pregiudicare la possibilità di replicare la scommessa su cui il Next Generation Eu era fondato, cioè la emissione di debito comune.

Quest’ultima decisione, avversata per anni dai falchi della austerità, ha aperto un varco importante sul terreno della capacità fiscale della UE, sia pure con le caratteristiche della transitorietà e della emergenza.

Ma nei prossimi anni con il conflitto in atto e la doppia transizione energetica e digitale da compiere, chi potrà dire che la emergenza è finita e dunque non necessita un piano europeo che sostenga i beni pubblici europei?

Certo se il PNRR si attuasse per metà questa battaglia avrebbe lame smussate, argomenti facilmente confutabili.

Parimenti sulla politica di coesione, se il livello quali quantitativo dell’attuazione dei fondi strutturali 21/27 sarà deludente, con quale faccia ci presenteremo a Brussels per chiedere che anche dopo il 2027 sia mantenuta questa politica cruciale nella redistribuzione e nel riequilibrio territoriale della UE?