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Legge di Bilancio, Di Rubba (Lega): «Meno tasse per famiglie e imprese. Dopo il bollo, al lavoro per intervenire sul superbollo»
Di Alessandro Caruso
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Tesoriere federale della Lega, già reggente del partito nella fase che ha preceduto il congresso straordinario di Milano e responsabile Automotive del movimento, l’onorevole Alberto Di Rubba è tra le figure di riferimento della struttura organizzativa ed economica del Carroccio. Con lo sguardo rivolto alla prossima legislatura, il deputato rivendica la linea del partito sulla riduzione della pressione fiscale e individua nella legge di Bilancio un passaggio decisivo per sostenere famiglie e imprese.
Partiamo dal congresso, che partito ne esce e con quali prospettive verso le prossime elezioni?
«Esce una Lega unita, determinata e con una guida forte. La rielezione di Matteo Salvini conferma una leadership che non è mai stata in discussione e che ha saputo trasformare la Lega in un movimento nazionale, senza rinunciare alle proprie radici. Ho avuto l’onore di accompagnare il movimento verso questo appuntamento, grazie alla fiducia che Matteo ha riposto in me. Come ho ricordato nel mio intervento, la Lega è molto più di un partito: è una storia, una comunità, una famiglia. Una grande squadra fatta di militanti, amministratori e persone che ogni giorno lavorano per i territori. E questa squadra ha un capitano: Matteo Salvini».
La legge di Bilancio è l’ultimo grande banco di prova prima delle elezioni.
«La manovra da circa 26 miliardi approvata mercoledì dal Cdm rappresenta un passo importante, con interventi concreti a favore di famiglie, lavoratori e imprese. Penso all’estensione dello scaglione Irpef al 33% fino a 55.000 euro, all’innalzamento da 85.000 a 100.000 euro della soglia per il regime forfettario delle partite IVA e all’esenzione strutturale del bollo per auto fino a 80 kW e motociclette. Sono misure che rispondono a battaglie storiche della Lega e di Matteo Salvini: meno tasse, più risorse nelle tasche degli italiani e maggiore attenzione a chi lavora e produce».
Tra i nodi delle coperture c’è anche il contributo richiesto alle banche.
«La nostra posizione è chiara: è giusto che le grandi banche, che negli ultimi anni hanno registrato utili particolarmente significativi, contribuiscano alla legge di Bilancio. Non si tratta di una battaglia contro il sistema bancario, che svolge un ruolo fondamentale per la nostra economia, ma di una questione di equità. In un momento in cui famiglie e imprese affrontano difficoltà, è ragionevole chiedere un contributo a chi ha beneficiato di risultati economici importanti. Naturalmente bisogna evitare che questo peso venga trasferito sui correntisti o penalizzi l’accesso al credito. L’obiettivo è sostenere l’economia reale, tutelando risparmiatori e imprese».
Torniamo al bollo, state valutando un’estensione della misura?
«Con il via libera del Consiglio dei ministri abbiamo raggiunto un risultato ancora più importante: l’esenzione del bollo per le auto fino a 80 kW e per le moto è prevista come misura strutturale, non limitata al solo 2027. È una grande soddisfazione, anche personale, perché come responsabile Automotive della Lega porto avanti da tempo questa battaglia insieme a Matteo Salvini. Auto e moto non sono beni di lusso, ma strumenti di libertà, lavoro e mobilità. E oggi diamo una risposta concreta a milioni di italiani. Naturalmente non vogliamo fermarci. L’obiettivo è continuare a ridurre la pressione fiscale, valutando anche un ampliamento della platea dei beneficiari. Sul superbollo la nostra posizione è chiara: è una tassa ingiusta e anacronistica. Abbiamo già dei tavoli di lavoro aperti e stiamo valutando possibili interventi per ridurne progressivamente il peso, con l’obiettivo di arrivare al suo superamento».
Al di là del bollo, resta il tema della fiscalità e della competitività dell’automotive italiano. Dove intervenire?
«Dobbiamo semplificare la fiscalità, ridurre le tasse e soprattutto smettere di considerare auto e moto come nemici da combattere. L’automotive è un patrimonio industriale e occupazionale che dobbiamo difendere. In Europa l’automotive sostiene circa 13 milioni di posti di lavoro. In Italia la filiera produttiva conta oltre 270.000 addetti e genera più di 110 miliardi di euro di fatturato. La Lega, con Matteo Salvini, ha combattuto il Green Deal fin dall’inizio, quando molti altri lo sostenevano o preferivano rimanere in silenzio. Ed è bene ricordarlo: se gli altri partiti avessero condiviso fin da subito la nostra visione, probabilmente oggi avremmo avuto un peso politico maggiore in Europa per difendere l’industria automobilistica. Invece abbiamo perso anni preziosi, mentre le nostre imprese affrontavano una concorrenza internazionale sempre più aggressiva. Sono state mobilitate risorse ingenti per la transizione, ma troppo spesso senza valutare adeguatamente le conseguenze industriali e sociali. Anche sulle batterie dobbiamo considerare l’intero ciclo produttivo, dall’estrazione delle materie prime allo smaltimento, senza limitarci alle emissioni allo scarico. Non siamo contrari all’innovazione né alla tutela dell’ambiente. Chiediamo neutralità tecnologica, valorizzazione dei biocarburanti e degli e-fuel e libertà di scelta per i consumatori. Bruxelles non può decidere cosa dobbiamo guidare. La transizione deve essere sostenibile anche per le imprese e le famiglie, non imposta attraverso divieti ideologici».
Restando sulla mobilità, il nuovo Codice della strada è ormai nella fase di attuazione. Dove è perfezionabile?
«Il nuovo Codice della strada, fortemente voluto da Matteo Salvini, ha un obiettivo preciso: strade più sicure, tutela di chi rispetta le regole e contrasto ai comportamenti pericolosi. Nella fase di attuazione è importante monitorare i risultati, ascoltare cittadini e operatori e garantire un’applicazione chiara e uniforme delle norme. I primi risultati sono incoraggianti. Secondo i dati ACI-Istat, nel 2025 le vittime della strada sono diminuite del 5,3%, con 162 morti in meno rispetto all’anno precedente. Numeri importanti, dietro ai quali ci sono persone e famiglie, che ci indicano la necessità di proseguire su questa strada. Il MIT ha inoltre stanziato, in quattro anni, 256 miliardi di euro per infrastrutture e trasporti, con interventi di manutenzione, ammodernamento e messa in sicurezza della rete. Naturalmente c’è ancora molto da fare. Dobbiamo continuare a investire nella prevenzione, nell’educazione stradale e nella sicurezza delle infrastrutture, monitorando l’applicazione delle nuove norme e ascoltando cittadini e operatori. La direzione è quella giusta: severità verso chi mette in pericolo gli altri, regole chiare e buon senso per chi utilizza correttamente auto e moto. Perché anche una sola vita salvata rappresenta un risultato importante».
Allargando lo sguardo al sistema produttivo, le imprese continuano a fare i conti con costi energetici, fisco e difficoltà di accesso al credito.
«Il Governo sta mettendo in campo gli strumenti a sua disposizione per sostenere le imprese, ridurre la pressione fiscale e favorire gli investimenti. Naturalmente non esiste una bacchetta magica, soprattutto quando molte delle decisioni che incidono sulla competitività del nostro sistema produttivo vengono prese a livello europeo. Da imprenditore, prima ancora che da parlamentare, credo che il problema sia evidente: possiamo lavorare per ridurre tasse, burocrazia e costi energetici, ma se poi l’Europa continua a moltiplicare vincoli e divieti, rischiamo di vanificare gli sforzi fatti a livello nazionale. Proviamo ad immaginare l’Europa come una grande azienda. Un’azienda che aumenta i costi, rende sempre più difficile produrre, mentre i suoi concorrenti operano con regole diverse. Quanto potrebbe durare un’azienda gestita in questo modo? È questa la contraddizione che, a mio giudizio, dobbiamo superare. Essere Unione europea deve significare anche fare sistema, difendere le nostre imprese e creare le condizioni per competere sui mercati internazionali. Non possiamo chiedere alle aziende italiane di correre se, contemporaneamente, le politiche europee rischiano di frenare la loro competitività».
Per sostenere la crescita serve anche mobilitare maggiori capitali privati. Come si possono incentivare gli investitori istituzionali a destinare più risorse al private capital e all’economia reale?
«L’Italia dispone di un patrimonio importante di risparmio e capacità imprenditoriale. La sfida è trasformare maggiori risorse in investimenti produttivi, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese. Servono regole chiare, stabilità normativa, strumenti trasparenti e incentivi agli investimenti di lungo periodo, rispettando le esigenze di sicurezza e rendimento degli investitori istituzionali. La politica deve creare le condizioni, non imporre le scelte. Dobbiamo favorire l’incontro tra capitali, idee e imprese, sostenendo innovazione, crescita e occupazione».





