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Ue-India, dopo l’accordo commerciale si rafforza la cooperazione su semiconduttori e tecnologie
Di Giuliana Mastri
La cooperazione tra Unione europea e India si estende ai settori tecnologici strategici, dai semiconduttori all’intelligenza artificiale, fino alla mobilità sostenibile. Dopo l’annuncio della conclusione dei negoziati per l’accordo di libero scambio, negli ultimi mesi Bruxelles e Nuova Delhi hanno sviluppato iniziative che puntano a definire un quadro di partenariato strategico.
Il tema è stato affrontato nell’ultima riunione, a luglio, del Trade and Technology Council, l’organismo che l’Ue ha di recente istituito con l’India, unico caso dopo quello con gli Usa. In quell’occasione sono stati stabiliti nuovi obiettivi di collaborazione tecnologica: le parti hanno concordato di approfondire sul piano tecnico l’interoperabilità dei servizi digitali, di sviluppare un quadro operativo di cooperazione sui semiconduttori e di condividere le migliori pratiche sull’adozione dell’intelligenza artificiale nel calcolo ad alte prestazioni (Hpc) e nelle tecnologie quantistiche.
Il confronto ha riguardato anche il sostegno alla mobilità dei lavoratori qualificati nel settore Ict e l’intensificazione del coordinamento sulla standardizzazione delle telecomunicazioni di prossima generazione e del 6G.
Semiconduttori, ricerca e investimenti al centro della collaborazione
Per sviluppare la cooperazione nel settore dei semiconduttori è stato convenuto di intraprendere un’azione comune sulle catene di approvvigionamento di semiconduttori resilienti e affidabili e di promuovere progetti comuni di ricerca e sviluppo. L’obiettivo è ora creare un framework per gli investimenti negli ecosistemi dei semiconduttori e dell’elettronica e nelle catene di approvvigionamento di minerali critici in Paesi terzi, e nella loro raffinazione.
Di particolare importanza è l’impegno a promuovere la mobilità dei talenti digitali nel contesto del progetto pilota dell’Ufficio europeo di transito legale in India, avviato a febbraio. Attualmente vi sono 121.000 studenti indiani nelle università europee, ma il numero è destinato a crescere nei prossimi anni, anche grazie al nuovo quadro di collaborazione in campo tecnologico.
La cooperazione scientifica passa inoltre da Horizon Europe, il programma di punta dell’Ue per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, del valore di 93,5 miliardi. I negoziati sull’adesione dell’India sono in fase avanzata, con l’obiettivo di concluderli entro fine 2026.
L’obiettivo è sostenere la collaborazione indo–europea nella ricerca attraverso bandi coordinati nell’ambito di Horizon Europe, che riuniscano ricercatori indiani e dell’Ue per lavorare insieme verso soluzioni condivise.
Mobilità sostenibile e tecnologie per l’ambiente
Sono già stati selezionati progetti che riguardano la conversione dei rifiuti in idrogeno, il biometano generato da rifiuti biogenici agricoli e industriali, l’adozione di modelli basati sull’intelligenza artificiale e biosensori per combattere l’inquinamento marino, e il riciclo delle batterie dei veicoli elettrici.
Un workshop sulle tecnologie di ricarica dei veicoli elettrici, organizzato presso il centro di ricerca E–mobility Lab della Commissione Ue a Ispra, in Italia, ha inoltre approfondito i processi di standardizzazione delle infrastrutture di ricarica, con lo scopo di creare le basi del primo hub di innovazione Ue–India.
Commercio, sostenibilità e nuove regole per le imprese
Il partenariato tecnologico si affianca al confronto commerciale tra Bruxelles e Nuova Delhi. In occasione della 14ª Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio, l’Ue e l’India hanno ribadito il loro sostegno al sistema commerciale multilaterale, ritenuto indispensabile per la stabilità e la prevedibilità degli scambi commerciali e per una crescita inclusiva. Entrambe le parti intendono impegnarsi per una sostanziale riforma dell’Omc.
In questo quadro di partenariato non vanno dimenticate le sfide per le pmi, sia sul lato europeo sia su quello indiano. Le pmi europee subiscono tuttora barriere non tariffarie, la cui eliminazione favorirebbe la crescita dell’interscambio.
Sul versante indiano, le pmi sono chiamate a gestire la compliance relativa al Cbam, il meccanismo che garantisce che i prodotti importati paghino un costo del carbonio equivalente a quello che avrebbero sostenuto se fossero stati fabbricati nell’Ue. A tale scopo l’Ue ha stanziato un fondo per sostenere le pmi indiane nella compliance.





