Trasporti

Mobilità, MOST guarda oltre il PNRR: un piano da 10 milioni per portare la ricerca sul mercato

04
Novembre 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Trasformare i risultati della ricerca in tecnologie adottate dalle imprese, infrastrutture più sicure e servizi utili ai cittadini. È il passaggio al centro di «La mobilità che diventa sistema», l’appuntamento organizzato dal Centro nazionale per la mobilità sostenibile MOST all’Acquario Romano, durante il quale è stata presentata l’Agenda strategica 2027–2029. Dopo un triennio che, secondo i dati del Centro, ha consentito di trasformare 378 milioni di euro del PNRR in attività di ricerca, trasferimento tecnologico e sostegno alla mobilità sostenibile, si apre la partita del consolidamento: dare continuità a competenze, laboratori e collaborazioni, costruendo un modello capace di attrarre nuove risorse pubbliche e private.

All’incontro, moderato dalla giornalista Maria Leitner, hanno partecipato il presidente di MOST Ferruccio Resta e il direttore generale Gianmarco Montanari, insieme a rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e del mondo della ricerca. Il punto di partenza è il patrimonio costruito attraverso il programma: oltre 50 prototipi e 90 progetti ad alta maturità tecnologica, per un valore complessivo di circa 110 milioni di euro. La fase successiva dovrà misurarne la capacità di trovare applicazioni industriali e rispondere alle esigenze dei territori.

«Il PNRR ci ha dato tempo e risorse; ora ci chiede una visione. La domanda non è cosa succede a MOST dopo il PNRR, ma quale mobilità vogliamo per l’Italia di domani», ha dichiarato Resta. Una prospettiva nella quale la mobilità viene considerata come un sistema che incide sulla qualità della vita e sullo sviluppo economico. Per il presidente, le leve sono le tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, i dati a supporto delle decisioni e le regole che consentono di trasformare le sperimentazioni in applicazioni diffuse. «Senza regole la tecnologia resta prototipo», ha sottolineato.

Sul rapporto tra ricerca e industria si è soffermata anche la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, richiamando la necessità di trasformare la conoscenza scientifica in nuovi prodotti, processi produttivi e servizi digitali. Investire in una mobilità più sostenibile e sicura, ha osservato, significa scegliere quale ruolo attribuire all’Italia nel prossimo decennio, rafforzandone la capacità di sviluppare tecnologie, produrre e competere, anche attraverso l’attrazione di talenti e investimenti.

Il confronto si è sviluppato lungo due direttrici: le tecnologie per una mobilità intelligente, connessa e resiliente e le condizioni normative e industriali necessarie per passare dalla sperimentazione all’impiego su larga scala. Nel primo ambito si sono inseriti i contributi dell’amministratore delegato di Poste Italiane Matteo Del Fante e di Elisa Ricci, professoressa dell’Università di Trento. Al confronto ha partecipato anche Domenico Scida per il Gruppo FS Italiane, portando la presenza del settore ferroviario accanto a quella della logistica e della ricerca sull’intelligenza artificiale.

La seconda direttrice ha riunito, tra gli altri, Arrigo Giana, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A, e Maria Marcello, Founder & Chief of Staff di Niulinx. Un confronto che ha affiancato infrastrutture stradali, sistemi energetici e guida autonoma, ambiti nei quali l’adozione delle nuove tecnologie dipende anche dalla capacità di coordinare investimenti, reti e regole.

L’integrazione è stata richiamata anche dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini: «Il futuro della mobilità non dipende soltanto da quanto saranno avanzati i singoli mezzi, ma dalla loro capacità di dialogare». Collegare competenze, mezzi e infrastrutture è la direzione indicata per costruire trasporti più efficienti, accessibili e multimodali.

L’Agenda prende avvio con un piano di iniziative da circa 10 milioni di euro. La quota principale, 5,5 milioni, è destinata al programma Fast Track to Market, pensato per accelerare il trasferimento dei risultati della ricerca verso applicazioni e mercato. Sono previsti inoltre 1,5 milioni per progetti guidati dalle esigenze industriali, un milione per le startup, un milione per lo sviluppo dell’ecosistema e 500 mila euro per favorire l’accesso alle infrastrutture di ricerca, oltre a risorse per il supporto agli Osservatori. MOST indica anche una pipeline di progetti MUR ed europei superiore a 70 milioni di euro per il biennio 2027–2028.

Il coinvolgimento del tessuto produttivo ha già interessato 174 piccole e medie imprese attraverso i bandi a cascata. Nel biennio 2024–2025, le iniziative rivolte all’imprenditorialità hanno raccolto oltre 300 candidature e assegnato 8,5 milioni di euro di contributi a 50 startup. A questi interventi si aggiungono 2,9 milioni investiti in equity in nove startup innovative.

È su questa base che il Centro punta a consolidare una struttura stabile di raccordo tra università, imprese e istituzioni. La continuità dopo il PNRR passerà dalla capacità di rendere accessibili le infrastrutture realizzate, sviluppare partnership industriali e intercettare finanziamenti competitivi. Con un criterio di valutazione concreto: quanto della ricerca prodotta riuscirà a diventare un servizio, un investimento o una soluzione adottata.