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Federico II, ecco l’app per disconnettersi e un badge per il curriculum
Di Giampiero Cinelli
L’Università degli Studi di Napoli Federico II lancia #benesseredigitale UniNA, un progetto che promuove un uso più sano ed equilibrato degli strumenti digitali tra gli studenti, presentato oggi presso l’Aula Magna Storica dell’Ateneo. L’iniziativa integra tecnologia, incentivazione concreta e certificazione delle competenze, con l’obiettivo di trasformare la disconnessione da scelta individuale a pratica misurabile e riconosciuta.
Al centro del progetto c’è LockBox, un’app che consente di bloccare volontariamente le applicazioni più distraenti durante le sessioni di studio, aiutando gli studenti a migliorare concentrazione, rendimento e benessere psicologico. Ogni minuto trascorso offline genera una valuta virtuale interna – una moneta – convertibile in premi reali messi a disposizione da partner convenzionati: libri, abbonamenti in palestra, biglietti per cinema ed eventi culturali, esperienze e viaggi.
Il funzionamento si basa su tre modalità. La Hard Mode azzera ogni distrazione, consentendo solo chiamate e SMS, e genera 60 monete all’ora. La Music Mode permette di ascoltare musica durante lo studio per 50 monete all’ora. La Easy Mode consente una personalizzazione totale delle app da bloccare, con 5 monete all’ora.
Raggiunta la soglia di 1.500 monete – corrispondenti a circa 25 ore complessive di disconnessione – lo studente può richiedere l’Open Badge “Benessere Digitale”, rilasciato dalla piattaforma Bestr. Si tratta di una certificazione digitale verificabile e condivisibile, pensata per attestare competenze trasversali sempre più rilevanti anche nel mondo del lavoro: autodisciplina, concentrazione, gestione del tempo e uso consapevole della tecnologia. Il badge può essere inserito nel curriculum vitae e nei profili professionali online.
«La Federico II ha sempre creduto nella tecnologia come leva di crescita intellettuale e umana», spiega il rettore Matteo Lorito. «Con il progetto #BenessereDigitale facciamo un passo ulteriore: non ci limitiamo a fornire strumenti digitali ai nostri studenti, ma li accompagniamo a usarli con consapevolezza. La vera competenza digitale del futuro non è saper stare sempre online, ma saper decidere quando è il momento di staccare. Questo è ciò che un grande ateneo deve insegnare».
«Questo progetto presenta un elemento distintivo che va oltre la semplice applicazione», aggiunge la prorettrice Angela Zampella. «Al termine di un percorso certificato, che prevede complessivamente 25 ore di disconnessione dagli smartphone, viene rilasciato un certificato digitale di competenze. Non è un semplice attestato di partecipazione, ma una vera e propria certificazione di microcredenziali, in linea con le direttive europee, riconosciuta nel sistema italiano nella forma dell’open badge».





